Volere è potere (e forse non è abbastanza)

dandelion-56946 (1)Qualche tempo fa parlavo una persona che mi ha detto “Non credo alla frase volere è potere”. Personalmente l’espressione mi ha sempre lasciato indifferente. La mia preferita è “sapere è potere” perché, penso, che la conoscenza sia ciò che apre reali scenari di possibilità.
E questa conoscenza può essere al servizio del proprio volere. A maggior ragione quando si tratta di raggiungere obiettivi. Definire un “obiettivo ben formato” è sempre una questione complessa. Molto spesso ciò che si mostra come obiettivo ne ha solo l’apparenza. E’ un po’ come stare nel mito della caverna di Platone: le cose sono spesso diverse da come appaiono ai nostri occhi e da come noi stessi le mostriamo ai nostri occhi.
Non tutto è realizzabile e raggiungibile da qualsiasi essere umano. L’onnipotenza non è una caratterista umana. Si può sognare e desiderare. Si può pensare in grande ed essere ambiziosi. Spesso le persone raggiungono risultati che, magari, neanche immaginavano o non avevano l’ardire di sognare. Sempre si realizza ciò che è nelle proprie disponibilità e potenzialità. Si può ciò che è in potenza e può diventare atto. Si può raggiungere ciò che veramente si configura come obiettivo e ha le caratteristiche dell’essere realizzabile e realistico. E se si vuole in grande è perché si può raggiungere quella forma di grandezza. E’ necessario definire quanto l’obiettivo è sotto il proprio controllo. Molto spesso alla domanda “quanto il tuo obiettivo dipende da te e quanto dall’esterno, in percentuale?” sento risposte dal tono sicuro. Risposte in cui si dice che l’obiettivo è sotto il proprio controllo per il 90%. E il 90% è tanto …è quasi fatta! Se non fosse per quel 10% in cui c’è la remota possibilità che si verifichi un fatto, un evento, una circostanza che può mettere in crisi l’intero scenario. Uso il termine crisi con cognizione di causa, perché la crisi, magari, non preclude il raggiungimento dell’obiettivo e prevede la ridefinizione della strada. In tal modo non si vedrà all’orizzonte un fallimento bensì una sfida da affrontare e una deviazione nella strada. E una deviazione non fa necessariamente percorrere la strada più lunga. E poi c’è l’importanza che si dà a ciò che si vuole. Quanto è importante da 1 a 10? Se la risposta non è 10, bisogna chiedersi cosa c’è in quel numero che manca e che fa somma 10. A volte c’è un “sai, la realtà è che ci sono anche cose più importanti e questa è una cosa che non voglio completamente. Se c’è meglio, altrimenti pace!”. A volte non si vuole tutto ciò che si pensa di volere e non tutti i desideri possono diventare obiettivi. Si tratta di fare delle distinzioni. E’ avere la consapevolezza che la conoscenza delle proprie potenzialità, delle proprie capacità e di ciò che è veramente importante ci fa dirigere verso ciò che davvero si vuole ed è nelle nostre possibilità.

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