Tirare i remi i barca (ovvero prendere fiato e osservare)

C’è un tema che mi sta a cuore e di cui parlo spesso: il grit. Il grit è tradotto in italiano con grinta. La parola non rende però a pieno, a mio avviso,  il significato più profondo di grit. Perché è un insieme di più elementi: resistenza, passione, perseveranza, persistenza e resilienza. Il grit è ciò che permette di raggiungere obiettivi a lungo termine.

Il gri è tenere il timone a dritta e andare avanti, nonostante le difficoltà che si possono incontrare. Il grit segna la strada che si sta percorrendo attraverso piccoli e fitti passi.

E’ come dire “non mollare mai”.

E le persone “mollano”.

Raggiungere obiettivi a lungo termine, in cui è richiesta grande costanza, non è cosa semplice. Molto spesso ci si perde per vari motivi: non si vede più l’obiettivo, si è stanchi, si viene distratti da altro, si “tirano i remi in barca” …

Tirare i remi in barca può avere anche un significato diverso dal comune “mollare”.

A volte è necessario tirare i remi in barca. L’andare avanti remando strenuamente può far comunque perdere di vista l’obiettivo e la direzione. Il timone si sposta senza accorgersene e si rema con grande energia verso una meta che non era quella stabilita.

Tirare i remi in barca, in un mare placido, può voler dire molte altre cose oltre a mollare. Ci si ferma e si fa il punto su quanto si è remato e quanto lo sforzo ha permesso di apprendere le cose del mondo e le cose che riguardano il sé. Si respira a pieni polmoni e si recuperano energie per continuare a remare. Il corpo e la mente si riposano, trovando la quiete necessaria per proseguire o un moto d’animo che dà un nuovo slancio. Si guarda semplicemente dove si è, si fissa la direzione verso la meta e si riparte. Si osserva ciò che circonda la barca perché ci potrebbe essere vicino un’isola su cui approdare e rimanere fermi un po’ o scoprire che la meta desiderata non coincide con quello che in realtà si voleva.

Si può oziare, guardando il cielo. L’ozio, si dice, aiuta la creatività. E la creatività non è altro che la capacità produttiva della mente, che non deve essere oberata di lavoro per poter generare ciò che è nuovo.

Il fermarsi sembra essere un “perdere”. Il fermarsi può anche preannunciare un generare nuovo. Se il corpo e la mente sono sfiancati dal troppo remare non si può creare e alimentare altro se non la stanchezza. Allora fermarsi è “fare il punto”. Capire dove si è e dove si sta andando.

Senza direzione non c’è strada che abbia un senso.

Tirare i remi in barca può generare un nuovo significato alle cose o dare forza al vecchio e originario significato per cui si stava remando, con tutta la forza del proprio grit, verso una ben precisa e definita direzione.

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