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Scelta

I. Il filo tirato

C’era una volta una Scelta.

Se ne stava a penzoloni sopra un filo tirato. Era un filo di cui non conosceva la lunghezza. Scelta guardava indietro e non ne vedeva l’inizio, guardava in avanti e non ne vedeva la fine.

Quello che Scelta vedeva bene era il baratro che aveva sotto di sé e il cielo sconfinato sopra.

Scelta stava a penzoloni sopra il filo tirato perché non sapeva che altro fare. Aveva paura di cadere giù e il guardare in su le dava uno strano senso di vertigine.

Scelta, allora, non poteva fare altro che dondolarsi, a penzoloni, su quel filo.

“Non poteva fare altro? Scrivi sul serio questa cosa?” disse Becco Giallo, posando le zampe sopra la scrivania del Direttore di 78PAGINE.

“Era da un po’ che non ti facevi vivo”.

“Mi sono riposato, tra una visione e l’altra, e ora sono qui. Dov’è l’ultima orchidea che hai comperato?”

“È passata a miglior vita …”

“Lei sì non ha avuto scelta. Non è come Scelta. L’orchidea era appesa a un filo in questa stanza e forse lo sapeva …”

“Devo lavorare … deve uscire un nuovo numero di 78PAGINE!”

“… hai deciso tu per l’orchidea. L’hai messa in questa stanza e forse le mancava l’aria. Non direi la luce, quella no! L’aria, sì! Chissà, poi, se le hai dato troppa o poca acqua … Magari era già in cattiva salute quando l’hai comperata …

“Vola via! Non mi infastidire!”

“Perché? Il tratto del filo, quello in avanti, l’hai pian piano reciso e l’orchidea è scivolata nel baratro … non ti pare, Direttore?”

Visione

I. La nebbia

C’era una volta Becco Giallo.
Passava gran parte del suo tempo appisolato da qualche parte nello studio del Direttore di 78PAGINE.
Di tanto in tanto usciva dal suo nascondiglio per fare bella mostra di sé.
Cinguettava qualcosa, svolazzando qua e là.
Si appoggiava a una pila di libri, sopra la scrivania, sullo schienale di una sedia e ovunque le sue zampe trovassero un appoggio.
Un nebbioso mattino d’inverno, Becco Giallo si appoggiò sopra la scrivania del Direttore cinguettando qualcosa.
Il Direttore girò la testa verso Becco Giallo.
“Cosa vedi più in là?” cinguettò.
“Più in là dove?”
“Più in là … là” cinguettò svolazzando verso la finestra.
“Nebbia”
“No. Più in là. Oltre la nebbia cosa c’è?” cinguettò Becco Giallo.
“Altra nebbia …”

Si dice che … a fine d’anno si tirano le somme.

Articolo scritto per Il Sestante News 

Rubrica a cura di Alessandra Marconato, Direttore Responsabile di 78PAGINE.


“Ho quarant’anni e sto tirando le somme.”

“Come sta andando?”

“Non lo so. È da qualche mese che sto tirando le somme e devo ancora arrivare al totale”.

“Lo farai il totale?”

“Non lo so”.

Accade di fare conversazioni come questa, discorsi seri collocati in situazioni non sempre formali. Magari si sta chiacchierando in un pomeriggio uggioso, davanti a una tisana e, tra un biscotto e l’altro, si sente una nota diversa (stonata?).

Ci sono delle occasioni che spingono, per un qualche motivo, a fare il punto: compleanni, ricorrenze e i fine d’anno …

Si dice che … il tempo non basta mai

Articolo scritto per Il Sestante News 

Rubrica a cura di Alessandra Marconato, Direttore Responsabile di 78PAGINE.


Spesso accade che io faccia conversazioni sul tempo. Conversazioni che a me non piacciano particolarmente, perché la questione del tempo è spesso la punta di un iceberg di temi più complessi.

Le mie conversazioni sul tempo, in particolare, non hanno a che vedere con il tempo oggettivo … per intenderci, quello fatto di giornate da ventiquattro ore, scandite in sessanta minuti, composti di sessanta secondi.

Quello che sfugge alle persone (e anche a me, sia chiaro!) è il tempo soggettivo, inteso come la percezione che noi abbiamo del tempo. L’essere umano si trova all’interno di un continuo temporale, in cui nel presente è tirato tra un passato e un futuro che, magari, vorrebbe poter predire e sa che non può conoscere.

Si dice che … l’erba del vicino è sempre più verde

Articolo scritto per Il Sestante News 

Rubrica a cura di Alessandra Marconato, Direttore Responsabile di 78PAGINE.


Ho letto, da qualche parte, questa frase che mi ha fatto sorridere: “L’erba del vicino è sempre più verde, fino a quando non scopri che è sintetica”.

E’ un modo per vedere un vecchio proverbio da un altro punto di vista.

Si sa che i proverbi tendono ad avere del vero. Non sempre corrispondono a verità assoluta.

L’invidia è ciò che ci fa vedere l’erba del vicino più verde.

L’invidia è una delle emozioni umane più rifiutate. Si sperimenta quando un altro ha qualcosa che noi vorremmo: posizione sociale, qualità personali, cose o altro ancora. Non c’è qualcosa in particolare che genera invidia. Per provare questa emozione basta desiderare qualcosa che qualcun altro ha e che non è in nostro possesso o nelle nostre possibilità attuali.

Si dice che … … l’erba voglio non cresce nemmeno nel giardino del re.

Articolo scritto per Il Sestante News 

Rubrica a cura di Alessandra Marconato, Direttore Responsabile di 78PAGINE.


La favola racconta di un re che diceva, sempre, voglio e mai per favore. Fino a quando non incontrò un’erba che di mettere i propri fiorellini gialli, una volta piantata nel giardino reale, non ne voleva sapere. Allora il re iniziò a chiedere all’erba – per favore – di far sbocciare i propri fiori e l’erba lo fece.

Attraverso questa favola ci viene insegnato a chiedere le cose con buone maniere, a dire “per favore”, “grazie”, “vorrei”, “potrei avere” e molto altro.

Ora non ho nulla in contrario alle regole di buona educazione. Penso che essere gentili e essere scortesi richiedano uno sforzo di energia simile, con risultati diversi. Quello che insegna la favola è proprio questo: chiedere con gentilezza qualcosa a qualcuno lo mette in una disposizione d’animo migliore e può decidere di assecondare i nostri desideri. Perché l’azione dell’altro non è sotto il nostro controllo e sfugge alla nostra volontà. Gli altri non sono obbligati a fare quello che noi chiediamo. Una richiesta prevede una risposta che può essere la negazione o l’affermazione di quanto è chiesto.

Questione diversa è se abbiamo a che fare con il nostro giardino interiore.

Si dice che … non bisogna mollare mai.

Articolo scritto per Il Sestante News 

Rubrica a cura di Alessandra Marconato, Direttore Responsabile di 78PAGINE.


Qualche tempo fa ho letto un libro di Seth Godin, Il vicolo cieco, il cui incipit è “Ho voglia di mollare tutto”. Credo che chiunque, in un qualche ambito della propria vita, abbia sentito il desiderio di mollare tutto, almeno una volta. Penso sia un sentire proprio degli esseri umani, che contrasta con il pensiero diffuso legato al “non si deve mollare mai. Se molli sei un perdente. Se molli non otterrai mai gli obiettivi che ti eri prefissato”. Solo che … esiste un “solo che”, che chiede di prestare attenzione a un “si dice che … non bisogna mollare mai”, che potrebbe essere forviante, portare fuori strada o a sbattere contro un “vicolo cieco”. Allora che ci fa?

Uomo, macchina, trascendenza

Come Direttore di 78PAGINE mi prendo cura delle parole di persone che hanno qualcosa da dire.

Perché ci sono ancora persone che hanno qualcosa da dire, che hanno visione, che vogliono misurarsi per poter migliorare … anche in un modo che sembra spesso configurarsi come una mediocrazia.

Una di queste persone è Raffaele Ciardulli, che, in un articolo scritto per 78PAGINE, afferma “L’umanità non è porzionabile senza danno e si conquista per sottrazione”e parla di uomo e macchina.

Quando ci siamo incontrati con Daniele Nonnato e abbiamo parlato di questo forum le parole di Ciardulli continuavano a rimbalzarmi per la testa … l’umanità non è porzionabile senza danno e si conquista per sottrazione … e, in questo, mi riporto alla dicotomia uomo macchina, la contrapposizione tra uomo e macchina tipica del sentire comune.

Numeri primi

Non adoro particolarmente i social, pur utilizzandoli … diciamo che, come tanti, ho un rapporto conflittuale con i social. Ne parlavo qualche tempo fa con un collega … a volte sembra una gara a chi è più bravo, a chi si inventa un nome nuovo per una cosa vecchia e così via … Se non li usi, però, rischi, in qualche modo, di non apparire o “scomparire” e che il tuo lavoro e i tuoi sforzi non sia conosciuti.
C’è chi sostiene che se non sei sui social non esisti …

Prima di essere riconosciuto devi essere conosciuto. Non si riconosce ciò che non si vede.

Per anni ho lavorato “sodo” e in ombra. E’ stato difficile aprire i social e ancora di più un sito internet. Ultimamente non riesco a scrivere molto, nel mio blog.

Ammiro e invidio chi ha molto da scrivere …

Il primo editoriale

Il primo editoriale è un’emozione. Quello scritto per “78PAGINE per il coaching, la formazione e la narrazione” ha un sapore speciale, perché è l’editoriale per una rivista desiderata, voluta e ideata …

“Eccomi qui!

Mi ritrovo a scrivere un editoriale, per una rivista che ho immaginato, desiderato e voluto. E’ strano, per me, farlo. Per anni ho pensato che il mio lavoro avrebbe riguardato la parola. Ho sognato ad occhi aperti, come spesso si fa da adolescenti. Ed io ero adolescente.

Poi sono cresciuta. Ho incontrano persone. Ho fatto esperienze. Ho iniziato a pensare che ciò che sognavo ad occhi aperti dovesse rimanere sogno, perché altro non poteva essere.

Allora, succede altro.