Una scarpa e uno zoccolo (ovvero deve cambiare tutto ma facciamo in modo che tutto rimanga uguale)

zoccolo cambiamentoRispetto al tema del cambiamento si dice e si scrive molto. Esistono diverse teorie e posizioni. C’è chi sostiene che cambiare è bello, il futuro è oltre la propria zona di comfort, il cambiamento è inevitabile … C’è chi di fronte al cambiamento “si arrende”: se non lo puoi combattere alleati … C’è chi il cambiamento non lo sopporta proprio e lo combatte e ogni volta che sente espressioni del tipo “il cambiamento è bello” gli parte qualche parolaccia dal profondo del cuore.
Indipendentemente dalle posizioni, il cambiamento richiede un impegno di energie, che può essere più o meno grande in base alla propria predisposizione rispetto al tema del cambiamento stesso. C’è chi è spaventato, chi guarda alla cosa con un certo fatalismo, chi si sente galvanizzato dalle nuove sfide … E, per me, non c’è un atteggiamento migliore di un altro. Sono gli eccessi che non portano a nulla di buono.
Quello che più mi diverte, confesso, è la posizione del “qui deve cambiare tutto ma facciamo che rimanga tutto uguale”. E’ per me la più divertente perché la trovo una posizione singolare, seppur molto diffusa. E’ il lamentarsi delle cose che non vanno e il non voler, allo stesso tempo, intraprendere nessuna azione. E’ il lamentio nei confronti dell’ambiente, del sistema, degli altri come una specie di rimbalzo della propria responsabilità di azione. Un po’ come dire che tutto intorno le cose non vanno e non ci si può fare nulla. E’ che le cose non produco azioni. Le azioni sono proprie di esseri viventi. E l’essere umano (bipede implume, l’ha definito qualcuno) è un essere con capacità e proprietà d’azione, tra l’altro cosciente … anche se non sempre con cognizione di causa.

Allora ci si trova in una strana condizione che è quella della scarpa e dello zoccolo, in cui si cammina male, un po’ sbilenchi e si diventa doloranti. E si va avanti lo stesso. Si procede a fatica. Il corpo risente dello sbilanciamento prodotto dalle diverse calzature. Si è consapevoli che la scarpa e lo zoccolo sono responsabili del camminare che destabilizza la struttura del corpo umano. Basterebbe fare azioni semplici. La scelta è anche più di una: si tolgono scarpa e zoccolo e si procede a piedi scalzi (forse la scelta non migliore perché i sassi sotto i piedi fanno male …), si toglie uno zoccolo e ci si infila una scarpa, ci si toglie una scarpa e ci si mette uno zoccolo.

L’altra scarpa e l’altro zoccolo vanno recuperati. La ricerca può essere faticosa e non è detto che si riesca a trovare l’altro della coppia.

Cos’è meglio? Provare la propria struttura e tenerla irrimediabilmente rovinata per tutta la vita o fare altro? Perché, se l’alternativa non c’è, si può sempre andare via a piedi scalzi. All’inizio fa male. Poi si formano i calli e si cammina con maggiore facilità. Due zoccoli, del resto, non è detto che siano comodi. Basti pensare a quelli con la suola in legno lavorata a mano e il sopra di cuoio. A camminare con entrambi e a farlo, magari, velocemente le vesciche si formano lo stesso. E non è neanche detto che avere due scarpe permetta di camminare comodamente. Anche le scarpe nuove possono produrre vesciche.

Ogni azione ha una sua conseguenza. Qualche conseguenza è di maggior impatto, qualcun altra ha una risonanza minore. Se ogni azione ha un effetto, questo effetto produce un cambiamento, che può essere più o meno prevedibile. Ogni azione richiede dispendio di energia. Allora è da capire dove si vogliono impiegare le proprie forze e a che pro … anche nel mantenere gli equilibri esistenti c’è dispendio di energie. Il moto perpetuo sembra non sia caratteristica umana.

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