Recensione – “L’uccellino giallo” di Alessandra Marconato – Liberi nei libri

 

“Allora è meglio l’oscurità della mente, la non conoscenza? È preferibile non conoscere, per non soffrire? – chiese l’uccellino giallo”
Una stanza, una gabbia verde e al suo interno un uccellino giallo, così inizia la favola di cui vi parlo oggi. Che è sì una favola ma non solo per bambini. La storia è quella di un uccellino giallo, della sua padrona e della sua gabbia o di quella che lui crede essere sua. L’uccellino scruta da dietro le sbarre verdi la piccola porzione di mondo che gli è dato vedere, tra cui un albero fuori dalla finestra che, spogliandosi e rivestendosi del suo fogliame, si fa emblema del passare del tempo. Tempo che l’uccellino osserva trascorrere anche sul viso della sua padrona e sulle foto che regolarmente appende nella stanza, la stessa spesso gli parla, convinta che lui non possa capire e l’uccellino risponde, cinguettando quasi come un mantra che: “l’uccellino in gabbia non canta per amore ma per rabbia”. L’uccellino dalla sua gabbia si interroga e poi invidia, invidia l’arbitrio della rondine libera di volare e attraversare lunghe distanze, invidia il mondo che può solo vedere e di cui non conosce che una piccola porzione, si interroga sui concetti di libertà e conoscenza e lo fa anche tramite il rapporto dialogico con due libri che ogni notte cadono dalla libreria per parlare con lui. Ed è così, tramite il ragionamento ed il dialogo, che l’uccellino ragiona, apprende e comprende. Ma cos’è la conoscenza senza l’esperienza empirica? può bastare a se stessa? E se l’uccellino avesse l’opportunità di volare, lo farebbe? saprebbe affrontare il mondo?

Quella che l’autrice ci regala è una favola per tutti, una riuscita parabola metaforica sulle gabbie della vita, che possono non dipendere da noi ma che altre volte sono solo mentali e tutte nostre, ci vincoliamo e vincoliamo gli altri, come dice l’autrice stessa nella postfazione “siamo in gabbia e siamo gabbie”. Insomma: quando dipende da noi, quando la porticina è aperta, sappiamo riconoscerla? siamo davvero pronti a spiccare il volo quand’è il momento?
Una favola da leggere in un’oretta e su cui riflettere a lungo, il tutto corredato dagli splendidi disegni della stessa autrice


Nella favola la stanza di una casa, una donna con gli occhi colore del ghiaccio, un uccellino giallo, una bella gabbietta di metallo verde scuro, una finestra che si affaccia su un giardino, il primo libro di lassù, il secondo libro di lassù e una logora bambola di pezza sono i soggetti animati ed inanimati, che creano un affascinante microcosmo. Dialogano ed interagiscono confrontandosi sull’essenzialità del loro essere, sulle potenzialità del loro operare, sul senso del loro esistere. È dal confronto-dialogo che i soggetti acquisiscono la consapevolezza di sé e degli altri e trovano filosofiche risposte a fondamentali domande su: la conoscenza, il potere, la libertà, il “peso” delle scelte, la fragilità delle “gabbie” subite e create. Il microcosmo-stanza si anima, si apre così al mondo: la gabbietta non offre altro che una piccolissima prospettiva, la stanza è solo una parte della casa, il giardino è un “fuori” circoscritto. Nel gioco tra il dentro e il fuori si intuisce un macrocosmo, che è pur sempre un microcosmo, una parte della realtà, rivolta a un altrove che non conosciamo, a un universo più grande, infinito che ci sfugge… perché “le immagini che noi stessi costruiamo del mondo, della realtà e degli altri sono foto statiche di momenti dinamici e mutevoli”(ivi, p. 79).

Dal verbale del 19 ottobre 2018 del GRIBS – Gruppo di Ricerca sulle Biblioteche Scolastiche – Università degli Studi di Padova

 


Recensione: L’uccellino giallo

TITOLO: L’uccellino giallo

AUTORE: Alessandra Marconato

EDITORE: persone di parola. Isola editore

NUMERO PAGINE: 80

PREZZO: 16€ cartaceo

VOTO: 5/5

TRAMA: Una stanza, una finestra. Un uccellino giallo in gabbia. Una donna. E due libri … Il racconto di Alessandra Marconato ci invita ad aprire le gabbie, intorno e dentro di noi, attraverso una narrazione evocativa e profonda. Una nuova “favola scritta per i grandi”, come “La Foresta delle Illusioni”, per continuare a crescere …

COMMENTO PERSONALE: Intanto ringrazio davvero di cuore Alessandra per avermi dato la possibilità di leggere un altro suo meraviglioso scrigno.
È già la seconda volta che leggo qualcosa di suo e tutte le volte esco con mille domande, dubbi e pensieri.
Questa è una favola per bambini ma credo che può essere letta benissimo sia dai genitori che dai nonni poiché è ricca di insegnamenti.
O meglio… Si tratta della nostra realtà quotidiana e dell’illusione di viverla realmente.
I disegni che sono realizzati dall’autrice stessa servono a rendere meglio l’idea sul concetto che vuole farci captare.
La vicenda si aggira tutta attorno ad un uccellino che si trova rinchiuso all’interno di una gabbia e quotidianamente si sporge per rimirare il mondo dalla finestra.
Crede di sapere tutto quanto, persino come sia fatto il mondo…
Giustamente intervengono due libri che cominciano a criticarlo, e a insinuare in lui dei dubbi.
Persino la sua padrona ad un tratto comincia a mutare lievemente le proprie abitudini ed un giorno esordisce con una frase che spiazza del tutto l’uccellino:
“Sono io che ho il potere di scegliere il tuo destino mio caro amico.”
Lui pensava di poter scegliere ma invece no.
Destinato a rimanere all’interno della sua gabbia.
Ma poi verso la fine la sua padrona gli da la possibilità di uscire sia dalla gabbia che dalla finestra ed esplorare realmente il mondo.
Ma l’uccellino dubita fortemente.
Quindi chi crea le nostre gabbie? Sono reali oppure delle semplici illusioni causate dal nostro inconscio, dal nostro intimo che è la parte più recondita e profonda della nostra anima?
Io sono del parere che talvolta siamo noi ad illuderci e preferiamo essere agiati nelle nostre sicurezze dubitando di noi sul futuro e sulle scelte da fare.
Ma sono dell’avviso che qualunque cosa accada bisogna provare a buttarci, a scoprire, a crescere, a sbagliare, a migliorare…
E voi? Cosa ne pensate?


Alessandra è stata ospite del Salotto nella rubrica delle interviste del giovedì: per leggere la sua intervista cliccate qui.
LA TRAMA
“L’uccellino in gabbia non canta per amore, ma per rabbia!”
Una stanza, una finestra. Un uccellino giallo in gabbia. E due libri…
Il racconto di Alessandra Marconato ci invita ad aprire le gabbie, intorno e dentro di noi, attraverso una narrazione evocativa e profonda. Una nuova “favola per adulti”, come La Foresta delle Illusioni, per continuare a crescere…
(Da L’Uccellino Giallo)
LA RECENSIONE
“C’era una volta, affacciato alla finestra di una casa, un uccellino dalle piume gialle, che viveva all’interno di una gabbietta di metallo di colore verde scuro.
La sua gabbia era bella, comoda, e la sottile inferriata si curvava in cima come a formare una cupola.
L’uccellino se ne stava tutto il giorno a cinguettare guardando il paesaggio che poteva scorgere dalla finestra. Un paesaggio fatto di alberi, che cambiavano la loro veste al mutare delle stagioni, filtrato dall’azzurro del vetro ondulato che segnava il tempo della casa in cui viveva.
Nulla sapeva, l’uccellino, di quella che era la sua casa. Ricordava di essere vissuto sempre lì. Tutto quello che aveva visto era in quella stanza: oggetti, libri e la sua padrona, che cambiava aspetto come gli alberi che vedeva dalla finestra.”

Così, con queste parole, Alessandra Marconato ci apre le porte alla sua seconda e altrettanto suggestiva “favola per adulti”. Come ne La foresta delle illusioni, con le sue parole e le sue illustrazioni l’autrice ci trasporta nuovamente nel suo mondo pieno di metafore e simboli, in una storia “piccola” e breve che però ci farà riflettere per molto tempo dopo averla letta. E di nuovo – forse – ci darà l’opportunità di cambiare o rivedere alcune delle nostre posizioni o se decidere di “rimanere in gabbia”.
Invece di un Castello, di una Foresta e di un nobile Cavaliere, questa volta siamo in compagnia di un piccolo uccellino giallo, della sua gabbietta verde e di una stanza di una casa. A scandire l’inesorabile scorrere del tempo, la sua padrona, una donna schiva e taciturna con l’abitudine di appendere le proprie fotografie alla parete, e l’albero davanti alla finestra, che perde e rimette le foglie nel susseguirsi delle stagioni.
La donna è solita sedersi sulla poltrona della stanza, leggere un libro e ogni tanto conversare con il suo uccellino, convinta che lui non la capisca. L’uccellino risponde con un cinguettio, amabile alle orecchie della padrona, ma che in realtà significa “L’uccellino in gabbia non canta per amore, ma per rabbia!”. Relegato dietro alle sbarre della sua prigione dorata, egli è infatti arrabbiato della propria condizione ed invidioso del mondo esterno e delle opportunità che potrebbero celarsi là fuori, per lui simboleggiato da una rondine che vola libera nei cieli.
Tuttavia l’uccellino crede soltanto sapere, è limitato dalle proprie convinzioni così come dalle sbarre della propria gabbia, come gli fanno ben presto notare i libri di lassù, due volumi che di notte scendono a terra dal loro scaffale per andare a parlare con lui. Attraverso queste conversazioni, l’uccellino scopre cose nuove, acquisisce nuova conoscenza, ma sempre e solo in maniera astratta, senza applicazione diretta e senza esperienza. E quando finalmente le sbarre della sua gabbia vengono aperte, l’uccellino esita. Non credeva che sarebbe mai successo. Ha paura, non sa volare, è rimasto troppo tempo rinchiuso lì dentro e sarà costretto a muovere i suoi primi passi ex novo.

L’uccellino giallo è una favola dai toni molto diversi rispetto a La foresta delle illusioni. Qui l’autrice si sofferma sul discorso di sapere e conoscenza, sul credere e sul sapere, sulle gabbie esterne e interne che fanno parte delle nostre vite. “Siamo in gabbia e siamo gabbie,” scrive Alessandra Marconato, citando sia i vincoli esterni, dettati dalle nostre famiglie e dalla società in cui viviamo, sia i vincoli interni, quelli della nostra mente e che a volte ci imprigionano più di quelli imposti dagli altri.
Quando l’uccellino apre “quella porta che fa imparare altro, di sé e del mondo” tutto cambia: la sua esistenza, il suo modo di pensare, il suo modo di guardare alle cose e di credere. Le sbarre verdi della sua (e della nostra) gabbietta sono reali, concrete, ma quando, per sbaglio o per fortuna, vengono aperte l’uccellino si ritrova sgomento.
Quando la gabbia si apre, siamo costretti a fare una scelta, cioè a “dire sì a qualcosa e dire no ad altro.” E a volare fuori, rivedendo aspetti delle nostre esistenze che forse non erano poi così scontati.
Ma – prima di tutto e soprattutto – la domanda cruciale che dobbiamo porci è: saremo in grado di riconoscere una porta aperta quando ne incontreremo una?

“La nostra mente è la nostra libertà e, allo stesso tempo, la nostra prigione”

 

 


I lettori dicono del libro …

 

Credere o sapere?

Una fiaba per adulti mai banale che porta ad esaminarsi e ad esaminare il nostro modo di rapportarsi e definire la realtà

Mattia su Amazon


Una piacevole riconferma

Un viaggio all’interno di una stanza oppure addirittura dentro una gabbia? Sembrerebbe impossibile ma l’autrice si supera realizzando un piccolo capolavoro. Citazioni auliche, utilizzo sapiente delle metafore, personaggi che evolvono in un crescendo sempre più avvincente. Finale a sorpresa.

Anonimo Lettore su Amazon


Bello… bello… bello!
Ampliare il nostro conoscere aprendo le gabbie mentali in cui fin da piccoli ci ritroviamo  a vivere!
Ci vuole coraggio… e un battito d’ali!
“Opera prima” “Opera seconda”…..
Opere!
Un saluto e un abbraccio nell’attesa della prossima!

Gabriele


Ciao Alessandra, ho appena finito di leggere “L’uccellino giallo” e ne sono rimasto particolarmente colpito. La cosa che mi ha più impressionato è il fatto che tu sia riuscita a descrivere mirabilmente il percorso di crescita interiore dei personaggi all’interno di un contesto ambientale statico come può essere la gabbia di un uccellino o la stanza di una casa. Mi piace tantissimo, inoltre, il fatto che col progredire della narrazione nella maggior parte dei casi i tuoi protagonisti si evolvano positivamente e in questo vedo in tutti noi un messaggio di speranza a cercare di migliorarci come persone, a prescindere dal nostro status e dal nostro ruolo. Non mancherò di regalare i tuoi libri per Natale!

Dario


Ciao Alessandra, ti scrivo “a caldo”!
Tante volte siamo portati a costruire delle gabbie verso cui orientiamo le persone perché riteniamo il nostro sapere sia maggiore del loro. Ma quante volte non vediamo le gabbie in cui ci siamo o ci hanno messi?
Volare liberi è la più grande sfida perché influenzata dalla nostra educazione che ci vincolerà sempre ma anche perché vuol dire prendere coscienza dei propri limiti, delle proprie fragilità.
La chiusa “si accorse solo allora del vero potere di chi sa e non dice” è stupenda e dovrebbe essere scritta ovunque.
Quanto, troppo spesso parliamo, per quello che crediamo e non sappiamo!
Grazie per questo viaggio Alessandra!

Mattia


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