“Non ancora”, mentalità di crescita e prontezza interiore

balls-1786430Mi chiedo spesso che caratteristiche hanno le “persone brave”. Non le “brave persone”, bensì le “persone brave”: quelle che nel loro operare si dimostrano spesso “eccellenti”. Tanto che chi ha a che fare con loro dice “è bravo / brava davvero”.
E me lo chiedo perché, in ottica di sviluppo personale e della performance, se le competenze da apprendere, bene o male, sono sempre le stesse (con tante sfaccettature, magari) una volta conosciute, fatto un po’ di allenamento, non sembra (almeno teoricamente) così difficile metterle in pratica. E, invece, sembra più che mai vero il proverbio “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”. Un po’ come se la lezione imparata a memoria fosse difficile da applicare nella pratica.
Insisto sul fatto che imparare richiede uno sforzo per apprendere nuovi comportamenti, che possono non essere in linea con i quelli vecchi e radicati. E forse c’è anche qualcosa in più. Carol Dweck, psicologa statunitense, parla di “mentalità di crescita”. Con questo concetto non si deve intendere solamente la volontà di migliorarsi e imparare cose nuove. Per mentalità di crescita si deve intendere l’essere consapevoli che il nostro cervello è un muscolo e come tale può essere allenato e che si può accrescere la nostra mente. Le capacità intellettuali non sono caratteristiche fisse e si possono sviluppare attraverso l’impegno, l’allenamento e la conoscenza. E conoscere come l’essere umano “funziona” è uno dei modi per poter sviluppare la propria mentalità di crescita. Da qui l’importanza del “non ancora”. Ciò che si vuole sviluppare “non è ancora” disponibile e lo può essere con il giusto sforzo e allenamento.
Poi, un apprendimento, perché sia significativo, deve essere metabolizzato e reso stabile. Qui, si inserisce l’importanza della consapevolezza della persona delle proprie capacità, competenze, dei propri apprendimenti e dei propri “non ancora”. Con un passaggio ulteriore verso quella che è definita la “prontezza interiore”, ovvero l’abilità ad esprimere il potenziale personale in uno specifico contesto e momento. Uno dei fattori che maggiormente influenza la prontezza interiore è l’abilità di connettere le nostre personali risorse con un contesto specifico per agire, nel qui e ora, il nostro potenziale. E nello stesso, qui e ora, essere consapevoli del reale potenziale da agire e di non essere “ancora” pronti.
Si tratta di un grande sforzo di consapevolezza e della capacità di definire la propria “postura esistenziale”.
Ritornando al punto iniziale potrei dire che “quelli bravi davvero” sono quelle persone che hanno consapevolezza di sé, con tutti i propri “non ancora”, e che fanno dei propri “non ancora” elementi di miglioramento e non fallimento. In questo modo, liberi da “sentenze” su ciò che sono, possono cercare la strada per migliorarsi, con la consapevolezza di avere molto da poter agire e molto altro da imparare.

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