Kolb, sperimentazione attiva e coraggio

unnamedIeri stavo sfogliano le foto che ho sul cellulare e ho trovato questa. E’ una foto scattata qualche mese fa, prima dell’estate, “sull’andare” in pausa a metà pomeriggio durante un corso aziendale. Prima si stava parlando di Kolb e delle fasi del ciclo di Kolb. Un partecipante, prima di uscire dall’aula, mi ha detto “tra la concettualizzazione astratta (CA) e la sperimentazione attiva (SA) bisogna inserire una domanda: quanto coraggio ho?”. Qualche coach la definirebbe una “domanda potente” … quanto coraggio ho? … quanto coraggio ho di uscire dalla mia zona di comfort per imparare qualcosa di nuovo entrando nella zona di rischio o apprendimento? E se ne ho il coraggio, cosa accadrà? E quando si parla di coraggio, cosa si intende per coraggio? Leggendo il Lachete di Platone si incontra questa definizione “il coraggio è la scienza delle cose da temere e di quelle da osare”. Cosa so di potere / dovere temere e cosa so di potere / dovere osare? Se oso cosa accadrà? Se si parla di “temere” mi viene in mente questo … Sperimento nuove azioni, che si manifestano in nuovi comportamenti, che produrranno delle re-azioni. Sono pronto ad accettare queste re-azioni? Se il “mondo” che mi circonda non re-agisce secondo le mie aspettative cosa accadrà? Forse è qui la chiave di coraggio di cui mi parlava quella persona prima della pausa … quanto coraggio ho non sapendo come saranno le piccole e grandi re-azioni alla mia sperimentazione attiva. Quale è il “temere” che non mi fa osare? E quando il mio osare è più forte del mio temere? E mi viene in mente una frase che lo gnomo Ridolino (uno dei protagonisti del libro Chi ha spostato il mio formaggio? di Spencer Johnson) scrive sul muro del labirinto “cosa faresti se non avessi paura?” … potrei osare e provare … C’è anche un altro aspetto della parola coraggio che attira la mia attenzione: il suo significato. Coraggio deriva dal latino coraticum o anche cor habeo, aggettivo derivante dalla parola composta cor, cordis, cuore e dal verbo habere avere: ho cuore (fonte: Wikipedia). Il coraggio è avere cuore. Nel linguaggio comune il cuore fa pensare all’organo che “pulsa” e alla spiritualità, emotività, moralità dell’essere umano. Questo perché, un tempo, si pensava che nel cuore risiedesse l’anima umana. Quando si parla di cuore si fa riferimento ad una parte profonda dell’essere umano, al suo sentire, al suo essere, al suo aprirsi o chiudersi al mondo che lo circonda. E, allora, questa domanda “quanto coraggio ho?” mi ha pensare che si rivolga al “cuore”. Quanto il mio essere più profondo è disposto a mettersi in gioco, sperimentando nuovi comportamenti, ed ad aprirsi al mondo? E se la reazione non è quella desiderata, il mio cuore si contrarrà come fa il mio cuore – muscolo o sarà disposto aprirsi nuovamente? Quello che fa andare le persone dalla concettualizzazione astratta alla sperimentazione attiva è veramente l’avere cuore?

Che cosa faresti se non avessi paura?
Che cosa faresti se non avessi paura?

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