Girevoli Silenzi di Marzia Dazzi e Marzia Iori

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“Mai è poi mai pubblicherò un libro che parla di covid, pandemia e quarantena!”

Ecco le mie ultime parole famose, prima della telefonata con Marzia Iori.

Qualche giorno prima, Marzia mi aveva scritto un messaggio per chiedermi se mi poteva parlare di un progetto. Stavamo già lavorando a Viandante, la cui pubblicazione sarebbe stata poi rimandata.

Così c’è stata quella telefonata che mi ha fatto cambiare idea, perché non si trattava di produrre un instant book ma di un libro che aveva (e ha) lo scopo di lasciare memoria.

Girevoli Silenzi nasce proprio per non dimenticare quello che è accaduto, quello che è stato vissuto.

È stato scritto in un momento in cui i ricordi erano ancora vivi e si stava ancora facendo esperienza del primo lockdown.

A distanza di tempo, i ricordi sbiadiscono e si può mettere un velo sugli accadimenti, che può fare apparire le cose migliori o peggiori di quelle che sono state veramente.

Quello che si è voluto fare con questo libro è stato raccontare, nel modo più vero e reale possibile, tanto che le storie (tutte tranne una) sono vere, riguardano la vita di persone che esistono o sono esistite. Questo è avvenuto grazie alla raccolta di informazioni e racconti, che sono state messe su carta, grazie al lavoro di Marzia Iori e Marzia Dazzi.

Perché in Girevoli Silenzi, c’è anche lei: Marzia Dazzi.

Marzia Iori mi ha chiesto se poteva essere una buona idea coinvolgere qualcun altro e credo di averle risposto una cosa del tipo: “Il progetto è tuo… vedi tu come preferisci gestirlo…”

Le bozze del libro che giravano erano nominate come 2_Marzie

Marzia Dazzi è stata preziosa anche nel lavoro di revisione del testo, svolto confrontandosi in videoconferenza, a volte su singole parole e preferenze di punteggiatura…

Perché un libro è anche questo: non è solo scrittura ma anche correzione di bozze, revisione, caccia ai refusi e scelta della copertina. Per quest’ultima abbiamo potuto contare sulla preziosa collaborazione dell’artista Francesco Rosina che ha messo a disposizione l’immagine della sua opera Città senza cornice.

La Prefazione è di Mattia Rossi e c’è un passaggio, in particolare che mi ha colpito e continua a colpirmi…
E a tempesta placatasi, mentre ancora stava piovendo fitto, siamo usciti dalle nostre tane, storditi e guardinghi, guidati dall’istinto di sopravvivenza che ci fa guardare i nostri simili con diffidenza e sospetto. 

Girevoli Silenzi è un libro che è nato per ricordare, che in alcuni punti si fa ancora fatica a leggere. Non tanto perché non sia piacevole, scritto bene ma perché le ferite sono ancora aperte. E, dopo un anno, siamo ancora immersi tra una seconda e una terza ondata, in uno scenario incerto, di frustrazione, luoghi comuni, scarsa competenza (a volte) e dolore…

Sapremo imparare dalla condizione che stiamo vivendo e fare tesoro di questi apprendimenti? ” si chiedono le due autrici nell’Appendice. 

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