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Il primo editoriale

Il primo editoriale è un’emozione. Quello scritto per “78PAGINE per il coaching, la formazione e la narrazione” ha un sapore speciale, perché è l’editoriale per una rivista desiderata, voluta e ideata …

“Eccomi qui!

Mi ritrovo a scrivere un editoriale, per una rivista che ho immaginato, desiderato e voluto. E’ strano, per me, farlo. Per anni ho pensato che il mio lavoro avrebbe riguardato la parola. Ho sognato ad occhi aperti, come spesso si fa da adolescenti. Ed io ero adolescente.

Poi sono cresciuta. Ho incontrano persone. Ho fatto esperienze. Ho iniziato a pensare che ciò che sognavo ad occhi aperti dovesse rimanere sogno, perché altro non poteva essere.

Allora, succede altro. Ho fatto accadere altro, diverso da ciò che immaginavo e non meno bello e soddisfacente. Sono avvenute cose e, poi, altre ancora. Ho studiato, lavorato e vissuto, come tutti. Finché, d’improvviso, mi sono ritrovata a quasi quaranta anni catapultata a quando ne avevo sedici. I ricordi si sono fatti vivi. Le immagini sono diventate nitide e tutto mi è sembrato sospeso nel tempo.

In questo tempo sospeso, ho iniziato a fare ciò che avevo pensato non fosse possibile. E non credo di essere la prima e l’ultima a cui ciò accade …

Questa rivista nasce da un sogno che si trasforma in realtà, quindi. Vuole essere cassa di risonanza per chi desidera dire la propria su uno specifico tema. “Dire la propria” significa, in questa rivista, il proprio personale punto di vista. La ricerca è di contributi originali, del libero pensiero, di menti vive e vivaci e di persone che sono disponibili a raccontare la propria esperienza e a raccontarsi. L’esperienza che ognuno porta con sé è ricchezza per la mente, il cuore e l’anima.

Questa rivista è stata pensata come trimestrale e tematica. Il primo numero è di giugno 2018 e sono previste altre due uscite per quest’anno.

I temi del 2018 sono“Apprendere ad apprendere”, “Raccontare” e “Creare”.

La rivista è stata pensata per essere cartacea. 78 pagine in cui i vari temi saranno trattati attraverso il punto di vista del coaching, della formazione e della narrazione. Ci saranno interviste, racconti di vita vissuta, rubriche e contributi scritti da persone diverse, ogni numero. All’interno si troveranno anche libri consigliati. Di nessun libro segnalato si leggeranno male parole, perché la scelta è fatta a monte. Si segnalano solo libri che si ritengono essere di interesse per i lettori di questa rivista. Saranno, con lo stesso principio, messi in luce anche gli eventi.

Chi desidera scrivere per la rivista contributi, racconti, mettere a disposizione uno strumento di coaching e formazione o ha altre idee e suggerimenti lo può fare, inviando una mail a direttore@78pagine.it.

Ringrazio Francesca Corsano, che controlla i flussi di cassa per Settantotto srl, che, vedendo il business plan della rivista, ha esclamato “Quanti costi!” e poi ha aggiunto “Però un bel progetto …”. Grazie a Rocco Tamblé, il grafico di fiducia che sembra essere dotato della capacità di leggere nel pensiero, Lucia Pasquini, che ha deciso di imbarcarsi in questa nuova avventura, Raffaele Ciardulli, Marzia Dazzi, Rosa Gargiulo , Paolo Marinovich, Walter Allievi che hanno accolto, con il cuore aperto, l’idea di tenere una rubrica e tutti coloro che hanno contribuito a questo numero : Elke Moeltner, Mario D’Agostino (con il supporto di Angelica Paci), Silvia Colautto, Adele De Prisco, Davide Verazzani, Marzia Iori, Roberto Roce, Christian Mancini.

Ringrazio Nicola Corsano: senza Nicola questo editoriale, in quanto tale e in tutte le sue parti, non ci sarebbe mai stato.

Grazie ai lettori di questo primo numero e a tutti i futuri lettori!”

Chi desidera acquistare la rivista lo può fare accendendo al negozio di Settantotto srl.

Un libro, un bruco e una farfalla

E’ passato ormai un anno dalla pubblicazione del mio libro, La foresta delle illusioni ed è stato, per molti versi, un anno di scoperte.

Ogni scoperta ha portato con sé un forte senso di meraviglia.

Ci sono aspetti dei libri di cui ho sentito parlare e che non conoscevo veramente.

Piergiorgio Reggio lo chiamerebbe quarto sapere: quel sapere che deriva dall’esperienza realmente vissuta e che, solo come tale, può essere compresa fino in fondo. Perché un conto è pensare a cosa ne sarà del proprio libro, un altro è vivere ciò che succede.

Si scopre, ad esempio, che le parole colpiscono in modo diverso. Hanno un effetto su chi scrive e un altro su chi legge. Alcuni passaggi (gli stessi) risuonano a molte persone in modo diverso, altri passano sotto traccia.

Si scopre che si scrivono alcune parole con un significato e che il lettore dà, a quelle stesse parole, un’interpretazione diversa.

C’è un passaggio del mio libro che mi colpisce particolarmente e non perché l’ho scritto io. Mi colpisce perché la maggior parte dei lettori me lo ricorda e sembra essere, ad ogni presentazione, una costante da leggere.

E’ Il bruco e la farfalla. 

– Su un ramo di un albero Taras scorse un bozzolo.
Era bianco, cangiante e formato da fili fitti e finissimi. Oscillava sul ramo, a cui era legato con un unico filo sottile e lucente, colpito dalla luce di un raggio di sole.
Improvvisamente, il bozzolo si schiuse e spuntarono le ali colorate di una farfalla che si lanciò tremante nel suo primo volo.
“Vedi: un bruco e una farfalla” disse Mago “Niente in comune, almeno all’apparenza. Invece l’uno diventa l’altra. Quando il primo rompe il bozzolo, la seconda è pronta a distendere le sue magnifiche ali e a volare.
Questo è ciò che avviene quando l’allievo diventa maestro. Se la trasformazione è completa, il maestro è pronto a volare.
A volte, però, il bozzolo viene rotto prematuramente. La farfalla non ha completato la sua trasformazione.
Fai attenzione, Cavaliere, a chi non ha mutato natura in modo completo. L’aspetto è di farfalla, il cuore e la mente sono di bruco. Essi pretenderanno il posto da maestro senza averne titolo e, visto che la loro forma è di farfalla, sarà difficile scoprirne la sostanza di bruco.”

Il profumo di un attimo

Il profumo di un attimo è il titolo del libro che Cristian Caregnato ha pubblicato nel 2012.

E’ sopra la mia scrivania da un po’ di tempo e, ogni tanto, lo apro e leggo qualcosa. E’ un libro di poesie, prose liriche e pensieri.

Ed è proprio questo che mi permette di tenerlo sopra la scrivania e leggerne un “pezzetto” aprendo il libro “a caso”.

Cristian nell’Introduzione dell’autore scrive che “Ci sono frequenze che possono essere trasformate in parole, le espressioni mantengono in maniera sottile l’essenza delle emozioni, così da poter riprodurre a comando quegli stati d’animo così speciali. Parole, suoni, colori e profumi si fondono in sacre danze, le sensazioni si intrecciano, i sensi si apprestano a gioire di nuove opportunità.”.

L’aver pubblicato a inizio anno il mio libro mi ha permesso di entrare in contatto con un mondo nuovo, che è quello di chi scrive i libri, li pubblica, li promuove e crede alle parole che scrive e sono scritte. Ho scoperto che c’è chi di professione legge i libri, ci sono moltissimi blog di appassionati di libri, che li recensiscono in modo più o meno garbato. Una miriade di case editrici piccolissime, piccole, medie, grandi, indipendenti … e tantissimi lettori alla ricerca, a volte, di un genere nuovo e diverso rispetto a quello che il grande mondo dell’editoria propone maggiormente. Ci sono persone come me che ancora adorano i libri di carta, che ne sentono la carta, ne ammirano la copertina, che girano e rigirano il libro tra le mani e “vivono” il libro come.

Insomma, dietro al libro c’è un mondo che non mi aspettavo …

Il motivo per cui il libro di Cristian è sopra la mia scrivania è perché abbiamo fatto uno scambio di libri. Io ho spedito a lui La foresta delle illusioni e Cristian a me il suo. Ed è anche per questo che è un libro che ha un sapore speciale. Tanto che, per la manifestazione “Il Veneto Legge” ho deciso di portare con me Il profumo di un attimo e leggere la poesia La pioggia, prima che cada. 

Dopo tanti anni ho letto una poesia a voce alta … e io sono abituata a leggere per me e odio, letteralmente, leggere a voce alta! Credo di aver letto la poesia di Cristian malissimo!

Però, mi è piaciuto leggere una poesia di chi, in un’altra parte del libro, scrive che “Poesia è abbandonare tutto il proprio essere per bagnarsi in un oceano d’eternità.”.

 

 

Due strade trovai nel bosco (ovvero quando si smette di fare qualcosa)

Robert Frost nella sua poesia “La strada non presa” parla di due strade in un bosco e del fatto che, essendo uno solo, deve scegliere di percorrerne una.
La poesia si conclude con un “e questo ha fatto la differenza” o simili, dipende dalle traduzioni.
Mi piace ripetere a voce alta la frase “due strade trovai nel bosco …” e immaginare le due strade: sono i bivi della vita.

Si può pensare di prendere una strada e guardare, con la coda dell’occhio, a quella che si è deciso di percorrere, fino a quando non scompare o ci si accorge di qualcosa che la rende preferibile. Allora si può tornare indietro e percorrere l’altra strada.

Di fatto, non si percorreranno mai entrambe. Se si sceglie una strada, si lascia l’altra. Si afferma una cosa e si nega l’altra. Questo è il tema della scelta, direbbe qualcuno. Perché la scelta non è altro che un negare per affermare o un affermare e negare. Con il pensiero che ci si può essere in qualche modo illusi di aver fatto la scelta giusta o quella sbagliata. La possibilità di verifica non c’è e l’esperienza che permette la certezza non è data.

E poi penso che nel bosco, nel grande bosco che è la vita, la strada che si è lasciato te la puoi trovare davanti nuovamente.

La storia di “La foresta delle illusioni”

La storia del libro inizia un paio d’anni fa.

Era il febbraio del 2015 e io ci scherzo su dicendo che non so chi è stato concepito prima, se il libro o mia figlia. Sembra che gli ormoni della gravidanza producano “strani” effetti e “La foresta delle illusioni” potrebbe rientrare in questi … o forse no.

La scrittura del libro è stata piuttosto veloce: una settimana circa. Semplicemente mi sono messa davanti al computer e ho iniziato a scrivere. Niente scaletta, nessuna trama studiata … niente di niente. Solo parole da scrivere e scene che apparivano del mio immaginario, e che dovevano essere “trasformate” in parole.
Poi si è aperta la questione del “cosa me ne faccio io di questa roba?”, intitolata “opera prima” e non “La foresta delle illusioni”. Mi divertiva avere un file nominato “opera prima”: è un modo per prendersi in giro e poco sul serio.