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Il profumo di un attimo

Il profumo di un attimo è il titolo del libro che Cristian Caregnato ha pubblicato nel 2012.

E’ sopra la mia scrivania da un po’ di tempo e, ogni tanto, lo apro e leggo qualcosa. E’ un libro di poesie, prose liriche e pensieri.

Ed è proprio questo che mi permette di tenerlo sopra la scrivania e leggerne un “pezzetto” aprendo il libro “a caso”.

Cristian nell’Introduzione dell’autore scrive che “Ci sono frequenze che possono essere trasformate in parole, le espressioni mantengono in maniera sottile l’essenza delle emozioni, così da poter riprodurre a comando quegli stati d’animo così speciali. Parole, suoni, colori e profumi si fondono in sacre danze, le sensazioni si intrecciano, i sensi si apprestano a gioire di nuove opportunità.”.

L’aver pubblicato a inizio anno il mio libro mi ha permesso di entrare in contatto con un mondo nuovo, che è quello di chi scrive i libri, li pubblica, li promuove e crede alle parole che scrive e sono scritte. Ho scoperto che c’è chi di professione legge i libri, ci sono moltissimi blog di appassionati di libri, che li recensiscono in modo più o meno garbato. Una miriade di case editrici piccolissime, piccole, medie, grandi, indipendenti … e tantissimi lettori alla ricerca, a volte, di un genere nuovo e diverso rispetto a quello che il grande mondo dell’editoria propone maggiormente. Ci sono persone come me che ancora adorano i libri di carta, che ne sentono la carta, ne ammirano la copertina, che girano e rigirano il libro tra le mani e “vivono” il libro come.

Insomma, dietro al libro c’è un mondo che non mi aspettavo …

Il motivo per cui il libro di Cristian è sopra la mia scrivania è perché abbiamo fatto uno scambio di libri. Io ho spedito a lui La foresta delle illusioni e Cristian a me il suo. Ed è anche per questo che è un libro che ha un sapore speciale. Tanto che, per la manifestazione “Il Veneto Legge” ho deciso di portare con me Il profumo di un attimo e leggere la poesia La pioggia, prima che cada. 

Dopo tanti anni ho letto una poesia a voce alta … e io sono abituata a leggere per me e odio, letteralmente, leggere a voce alta! Credo di aver letto la poesia di Cristian malissimo!

Però, mi è piaciuto leggere una poesia di chi, in un’altra parte del libro, scrive che “Poesia è abbandonare tutto il proprio essere per bagnarsi in un oceano d’eternità.”.

 

 

Due strade trovai nel bosco (ovvero quando si smette di fare qualcosa)

Robert Frost nella sua poesia “La strada non presa” parla di due strade in un bosco e del fatto che, essendo uno solo, deve scegliere di percorrerne una.
La poesia si conclude con un “e questo ha fatto la differenza” o simili, dipende dalle traduzioni.
Mi piace ripetere a voce alta la frase “due strade trovai nel bosco …” e immaginare le due strade: sono i bivi della vita.

Si può pensare di prendere una strada e guardare, con la coda dell’occhio, a quella che si è deciso di percorrere, fino a quando non scompare o ci si accorge di qualcosa che la rende preferibile. Allora si può tornare indietro e percorrere l’altra strada.

Di fatto, non si percorreranno mai entrambe. Se si sceglie una strada, si lascia l’altra. Si afferma una cosa e si nega l’altra. Questo è il tema della scelta, direbbe qualcuno. Perché la scelta non è altro che un negare per affermare o un affermare e negare. Con il pensiero che ci si può essere in qualche modo illusi di aver fatto la scelta giusta o quella sbagliata. La possibilità di verifica non c’è e l’esperienza che permette la certezza non è data.

E poi penso che nel bosco, nel grande bosco che è la vita, la strada che si è lasciato te la puoi trovare davanti nuovamente.

La storia di “La foresta delle illusioni”

La storia del libro inizia un paio d’anni fa.

Era il febbraio del 2015 e io ci scherzo su dicendo che non so chi è stato concepito prima, se il libro o mia figlia. Sembra che gli ormoni della gravidanza producano “strani” effetti e “La foresta delle illusioni” potrebbe rientrare in questi … o forse no.

La scrittura del libro è stata piuttosto veloce: una settimana circa. Semplicemente mi sono messa davanti al computer e ho iniziato a scrivere. Niente scaletta, nessuna trama studiata … niente di niente. Solo parole da scrivere e scene che apparivano del mio immaginario, e che dovevano essere “trasformate” in parole.
Poi si è aperta la questione del “cosa me ne faccio io di questa roba?”, intitolata “opera prima” e non “La foresta delle illusioni”. Mi divertiva avere un file nominato “opera prima”: è un modo per prendersi in giro e poco sul serio.

Volere è potere (e forse non è abbastanza)

dandelion-56946 (1)Qualche tempo fa parlavo una persona che mi ha detto “Non credo alla frase volere è potere”. Personalmente l’espressione mi ha sempre lasciato indifferente. La mia preferita è “sapere è potere” perché, penso, che la conoscenza sia ciò che apre reali scenari di possibilità.
E questa conoscenza può essere al servizio del proprio volere. A maggior ragione quando si tratta di raggiungere obiettivi. 

Due pesi e due misure (ovvero il genere nella percezione delle competenze comportamentali)

stools-690339C’è una cosa che negli anni continua a stupirmi ed è come la stessa competenza, agita nel medesimo modo, sia giudicata in modo anche diametralmente opposto in base al genere di appartenenza del suo attore. Il mio stupore non ha (ancora) la connotazione di biasimo. Il mio stupore si delinea soprattutto come meraviglia e curiosità per il fenomeno. Scrivo soprattutto e non sempre perché esistono anche quelle situazioni in cui avverto un senso di ingiustizia e mancanza di riconoscimento, per chi agisce la competenza, che provocano in me un qualche senso di rabbia. Esistono un’enormità di stereotipi che condizionano percorsi di carriera e la stessa vita delle persone.