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Numeri primi

Non adoro particolarmente i social, pur utilizzandoli … diciamo che, come tanti, ho un rapporto conflittuale con i social. Ne parlavo qualche tempo fa con un collega … a volte sembra una gara a chi è più bravo, a chi si inventa un nome nuovo per una cosa vecchia e così via … Se non li usi, però, rischi, in qualche modo, di non apparire o “scomparire” e che il tuo lavoro e i tuoi sforzi non sia conosciuti.
C’è chi sostiene che se non sei sui social non esisti …

Prima di essere riconosciuto devi essere conosciuto. Non si riconosce ciò che non si vede.

Per anni ho lavorato “sodo” e in ombra. E’ stato difficile aprire i social e ancora di più un sito internet. Ultimamente non riesco a scrivere molto, nel mio blog.

Ammiro e invidio chi ha molto da scrivere …

Parlando di imbarazzo …

“Mi imbarazza un po’ … ” dico.

“Non capisco cosa ti imbarazzi.” è la risposta.

Cosa imbarazza?

Perché scrivere dell’imbarazzo?

Perché, nell’ultimo periodo, è una parola che ho detto più di qualche volta. A volte ho provato l’emozione dell’imbarazzo, altre volte ne ho parlato e basta.

Ho ripreso in mano un libro che avevo studiato ai tempi dell’università, Imbarazzo, vergogna e altri affanni a cura di Valentina D’Urso, per un lavoro che aveva come argomento le emozioni.

Il profumo di un attimo

Il profumo di un attimo è il titolo del libro che Cristian Caregnato ha pubblicato nel 2012.

E’ sopra la mia scrivania da un po’ di tempo e, ogni tanto, lo apro e leggo qualcosa. E’ un libro di poesie, prose liriche e pensieri.

Ed è proprio questo che mi permette di tenerlo sopra la scrivania e leggerne un “pezzetto” aprendo il libro “a caso”.

Cristian nell’Introduzione dell’autore scrive che “Ci sono frequenze che possono essere trasformate in parole, le espressioni mantengono in maniera sottile l’essenza delle emozioni, così da poter riprodurre a comando quegli stati d’animo così speciali. Parole, suoni, colori e profumi si fondono in sacre danze, le sensazioni si intrecciano, i sensi si apprestano a gioire di nuove opportunità”.

L’aver pubblicato a inizio anno il mio libro mi ha permesso di entrare in contatto con un mondo nuovo, che è quello di chi scrive i libri, li pubblica, li promuove e crede alle parole che scrive e sono scritte.

Due strade trovai nel bosco (ovvero quando si smette di fare qualcosa)

Robert Frost nella sua poesia “La strada non presa” parla di due strade in un bosco e del fatto che, essendo uno solo, deve scegliere di percorrerne una.
La poesia si conclude con un “e questo ha fatto la differenza” o simili, dipende dalle traduzioni.
Mi piace ripetere a voce alta la frase “due strade trovai nel bosco …” e immaginare le due strade: sono i bivi della vita.

Si può pensare di prendere una strada e guardare, con la coda dell’occhio, a quella che si è deciso di percorrere, fino a quando non scompare o ci si accorge di qualcosa che la rende preferibile. Allora si può tornare indietro e percorrere l’altra strada.

Di fatto, non si percorreranno mai entrambe. Se si sceglie una strada, si lascia l’altra. Si afferma una cosa e si nega l’altra. Questo è il tema della scelta, direbbe qualcuno. Perché la scelta non è altro che un negare per affermare o un affermare e negare. Con il pensiero che ci si può essere in qualche modo illusi di aver fatto la scelta giusta o quella sbagliata. La possibilità di verifica non c’è e l’esperienza che permette la certezza non è data.

E poi penso che nel bosco, nel grande bosco che è la vita, la strada che si è lasciato te la puoi trovare davanti nuovamente.

La storia di “La foresta delle illusioni”

La storia del libro inizia un paio d’anni fa.

Era il febbraio del 2015 e io ci scherzo su dicendo che non so chi è stato concepito prima, se il libro o mia figlia. Sembra che gli ormoni della gravidanza producano “strani” effetti e “La foresta delle illusioni” potrebbe rientrare in questi … o forse no.

La scrittura del libro è stata piuttosto veloce: una settimana circa. Semplicemente mi sono messa davanti al computer e ho iniziato a scrivere. Niente scaletta, nessuna trama studiata … niente di niente. Solo parole da scrivere e scene che apparivano del mio immaginario, e che dovevano essere “trasformate” in parole.
Poi si è aperta la questione del “cosa me ne faccio io di questa roba?”, intitolata “opera prima” e non “La foresta delle illusioni”. Mi divertiva avere un file nominato “opera prima”: è un modo per prendersi in giro e poco sul serio.

Volere è potere (e forse non è abbastanza)

dandelion-56946 (1)Qualche tempo fa parlavo una persona che mi ha detto “Non credo alla frase volere è potere”. Personalmente l’espressione mi ha sempre lasciato indifferente. La mia preferita è “sapere è potere” perché, penso, che la conoscenza sia ciò che apre reali scenari di possibilità.
E questa conoscenza può essere al servizio del proprio volere. A maggior ragione quando si tratta di raggiungere obiettivi. 

Due pesi e due misure (ovvero il genere nella percezione delle competenze comportamentali)

stools-690339C’è una cosa che negli anni continua a stupirmi ed è come la stessa competenza, agita nel medesimo modo, sia giudicata in modo anche diametralmente opposto in base al genere di appartenenza del suo attore. Il mio stupore non ha (ancora) la connotazione di biasimo. Il mio stupore si delinea soprattutto come meraviglia e curiosità per il fenomeno. Scrivo soprattutto e non sempre perché esistono anche quelle situazioni in cui avverto un senso di ingiustizia e mancanza di riconoscimento, per chi agisce la competenza, che provocano in me un qualche senso di rabbia. Esistono un’enormità di stereotipi che condizionano percorsi di carriera e la stessa vita delle persone.

Staccare il naso dalla lavagna (ovvero cercare la visione d’insieme)

blackboard-209152Conosco una persona che usa spesso questa espressione “non bisogna stare con il naso attaccato alla lavagna. Bisogna fare uno o due passi indietro in modo da vedere l’intera lavagna”. Espressione che, in alcuni momenti, ho sentito trasformarsi in “non bisogna guardare la singola riga del foglio di calcolo. Bisogna guardare l’intero file. Se ci si concentra sulla singola riga si perdono la maggior parte dei dati”.
Credo sia accaduto a tutti di incontrare delle persone e di essere colpiti da alcuni loro modi di dire. Magari queste espressioni non diventano le “proprie espressioni” ma “risuonano” nella testa.

Vola basso. Fai quello che devi. Sii trasparente. Non rompere.

vola basso fai quello che devi ...L’altro giorno mi sono detta a voce alta “lavorare con le persone potrebbe essere veramente molto semplice se si rispettassero “alcune cose”: vola basso … fai quello che devi … sii trasparente … e … non rompere!”. Poi mi sono detta che queste potrebbero essere “4 leggi fondamentali”: semplici, chiare e difficili da rispettare (come tutte le leggi fondamentali, del resto).

Le qualità autentiche

dandelion-445228Da fine estate ho lavorato molto con la teoria di Daniel Ofman sulle qualità autentiche. La trovo “illuminante” nei percorsi di coaching, team coaching ed in ambito formativo, soprattutto quando si parla di feedback e di conflitti relazionali. E trovo particolarmente interessante il punto di partenza di Ofman: il cambio di paradigma. Ovvero il passare dal paradigma A “io contro gli altri” che crea un senso di separatezza tra gli individui, al paradigma B in cui “ogni individuo è considerato l’artefice della propria realtà attuale e futura.

Leadership e potere

cat-564202Ci sono molte “definizioni” di leadership. Molti studiosi ne parlano e molti sono i punti di vista. Peter Drucker scrive che leader è qualcuno che ha dei follower. Il Ragazzini, dizionario inglese/italiano, traduce leadership come “comando, direzione, guida; oppure come primo posto, primato, supremazia; infine, come capacità di dirigere, attitudine al comando” e follower come “seguace, discepolo, compagno; oppure persona del seguito, servitore; o ancora, innamorato, spasimante; infine nello sport follower è il sostenitore, il tifoso”. Mi piace la definizione di Drucker … il leader ha dei foller … se non hai chi ti segue, che leader sei?

Kolb, sperimentazione attiva e coraggio

unnamedIeri stavo sfogliano le foto che ho sul cellulare e ho trovato questa. E’ una foto scattata qualche mese fa, prima dell’estate, “sull’andare” in pausa a metà pomeriggio durante un corso aziendale. Prima si stava parlando di Kolb e delle fasi del ciclo di Kolb. Un partecipante, prima di uscire dall’aula, mi ha detto “tra la concettualizzazione astratta (CA) e la sperimentazione attiva (SA) bisogna inserire una domanda: quanto coraggio ho?”.

“Le leggi fondamentali della stupidità umana”

books-933333“Questo saggio non è né frutto di cinismo né una esercitazione di disfattismo sociale – non più di quanto lo sia un libro di microbiologia. Le pagine seguenti sono, infatti, il risultato di uno sforzo costruttivo per investigare, conoscere e quindi possibilmente neutralizzare una delle più potenti e oscure forze che impediscono la crescita del benessere e della felicità umana”. Si conclude in questo modo l’introduzione scritta da Carlo Maria Cipolla per il suo saggio “Le leggi fondamentali della stupidità umana”.

“Prima di un capo c’è un uomo”

schneider-1149346Ho chiesto ad una persona “Che capo voi essere?” e la risposta è stata per me ricca di spunti. Così ho deciso di scrivere questo articolo dove riporto tra virgolette alcune frasi che mi sono state dette.

Il capo deve avere un “giusto equilibrio tra autorità e autorevolezza”. “L’autorità è legata al ruolo” ed è funzionale in situazioni in cui, ad esempio, bisogna prendere una decisione in tempi molto stretti. “L’autorevolezza è la capacità di guidare” gli altri e di indicare” loro la direzione.