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Scelta

I. Il filo tirato

C’era una volta una Scelta.

Se ne stava a penzoloni sopra un filo tirato. Era un filo di cui non conosceva la lunghezza. Scelta guardava indietro e non ne vedeva l’inizio, guardava in avanti e non ne vedeva la fine.

Quello che Scelta vedeva bene era il baratro che aveva sotto di sé e il cielo sconfinato sopra.

Scelta stava a penzoloni sopra il filo tirato perché non sapeva che altro fare. Aveva paura di cadere giù e il guardare in su le dava uno strano senso di vertigine.

Scelta, allora, non poteva fare altro che dondolarsi, a penzoloni, su quel filo.

“Non poteva fare altro? Scrivi sul serio questa cosa?” disse Becco Giallo, posando le zampe sopra la scrivania del Direttore di 78PAGINE.

“Era da un po’ che non ti facevi vivo”.

“Mi sono riposato, tra una visione e l’altra, e ora sono qui. Dov’è l’ultima orchidea che hai comperato?”

“È passata a miglior vita …”

“Lei sì non ha avuto scelta. Non è come Scelta. L’orchidea era appesa a un filo in questa stanza e forse lo sapeva …”

“Devo lavorare … deve uscire un nuovo numero di 78PAGINE!”

“… hai deciso tu per l’orchidea. L’hai messa in questa stanza e forse le mancava l’aria. Non direi la luce, quella no! L’aria, sì! Chissà, poi, se le hai dato troppa o poca acqua … Magari era già in cattiva salute quando l’hai comperata …

“Vola via! Non mi infastidire!”

“Perché? Il tratto del filo, quello in avanti, l’hai pian piano reciso e l’orchidea è scivolata nel baratro … non ti pare, Direttore?”

Il primo editoriale

Il primo editoriale è un’emozione. Quello scritto per “78PAGINE per il coaching, la formazione e la narrazione” ha un sapore speciale, perché è l’editoriale per una rivista desiderata, voluta e ideata …

“Eccomi qui!

Mi ritrovo a scrivere un editoriale, per una rivista che ho immaginato, desiderato e voluto. E’ strano, per me, farlo. Per anni ho pensato che il mio lavoro avrebbe riguardato la parola. Ho sognato ad occhi aperti, come spesso si fa da adolescenti. Ed io ero adolescente.

Poi sono cresciuta. Ho incontrano persone. Ho fatto esperienze. Ho iniziato a pensare che ciò che sognavo ad occhi aperti dovesse rimanere sogno, perché altro non poteva essere.

Allora, succede altro.

Due strade trovai nel bosco (ovvero quando si smette di fare qualcosa)

Robert Frost nella sua poesia “La strada non presa” parla di due strade in un bosco e del fatto che, essendo uno solo, deve scegliere di percorrerne una.
La poesia si conclude con un “e questo ha fatto la differenza” o simili, dipende dalle traduzioni.
Mi piace ripetere a voce alta la frase “due strade trovai nel bosco …” e immaginare le due strade: sono i bivi della vita.

Si può pensare di prendere una strada e guardare, con la coda dell’occhio, a quella che si è deciso di percorrere, fino a quando non scompare o ci si accorge di qualcosa che la rende preferibile. Allora si può tornare indietro e percorrere l’altra strada.

Di fatto, non si percorreranno mai entrambe. Se si sceglie una strada, si lascia l’altra. Si afferma una cosa e si nega l’altra. Questo è il tema della scelta, direbbe qualcuno. Perché la scelta non è altro che un negare per affermare o un affermare e negare. Con il pensiero che ci si può essere in qualche modo illusi di aver fatto la scelta giusta o quella sbagliata. La possibilità di verifica non c’è e l’esperienza che permette la certezza non è data.

E poi penso che nel bosco, nel grande bosco che è la vita, la strada che si è lasciato te la puoi trovare davanti nuovamente.

La storia di “La foresta delle illusioni”

La storia del libro inizia un paio d’anni fa.

Era il febbraio del 2015 e io ci scherzo su dicendo che non so chi è stato concepito prima, se il libro o mia figlia. Sembra che gli ormoni della gravidanza producano “strani” effetti e “La foresta delle illusioni” potrebbe rientrare in questi … o forse no.

La scrittura del libro è stata piuttosto veloce: una settimana circa. Semplicemente mi sono messa davanti al computer e ho iniziato a scrivere. Niente scaletta, nessuna trama studiata … niente di niente. Solo parole da scrivere e scene che apparivano del mio immaginario, e che dovevano essere “trasformate” in parole.
Poi si è aperta la questione del “cosa me ne faccio io di questa roba?”, intitolata “opera prima” e non “La foresta delle illusioni”. Mi divertiva avere un file nominato “opera prima”: è un modo per prendersi in giro e poco sul serio.

“Non ancora”, mentalità di crescita e prontezza interiore

balls-1786430Mi chiedo spesso che caratteristiche hanno le “persone brave”. Non le “brave persone”, bensì le “persone brave”: quelle che nel loro operare si dimostrano spesso “eccellenti”. Tanto che chi ha a che fare con loro dice “è bravo / brava davvero”.
E me lo chiedo perché, in ottica di sviluppo personale e della performance, se le competenze da apprendere, bene o male, sono sempre le stesse (con tante sfaccettature, magari) una volta conosciute, fatto un po’ di allenamento, non sembra (almeno teoricamente) così difficile metterle in pratica.

Il castello è mio (ovvero quando il formatore si mette al servizio)

stirling-castle-202103Qualche tempo fa, durante un corso formazione formatori, una partecipante ha usato la frase “il castello è mio” per indicare il ruolo del formatore in aula. Mi è piaciuta l’espressione e l’ho usata in altri corsi formazione formatori proprio per indicare quale deve essere la “posizione” del formatore in aula. Si parla spesso della leadership del formatore e delle sue qualità. Questa frase dà la possibilità di mettere in luce una serie di sfaccettature sul comportamento che “chi fa aula” può agire. E l’atteggiamento non deve essere, a mio avviso, quello del signorotto del castello: ego centrato, che fa sfoggio dei suoi averi e dei territori che ha potuto visitare, che mostra la sua immagine dipinta come segnale di nobiltà, che chiede riverenza da parte di chi in quel castello ci entra.

E poi si parla di risultati nella formazione …

mercedes-406290Ero ad un convegno qualche giorno fa e ho sentito dire che si può anche smetterla di parlare di metodologie perché i formatori conoscono già tutto quello che si può conoscere sull’argomento e bisogna iniziare a parlare di risultati nella formazione e di ROI (ritorno dell’investimento) … E io ho pensato “ancora con questi risultati nella formazione e con questa storia del ROI. Sono 15 anni che sento parlare di questa cosa e non se ne esce!” Però il tarlo si è insediato nella mia testa e ho cominciato a pensarci (con un certo mio disgusto, ammetto). E ho iniziato a pensare a quando devo acquistare un’auto (lo so che ci si può chiedere cosa ci azzecca un’auto con il ROI. E’ che adoro i paragoni improbabili …).

Volere è potere (e forse non è abbastanza)

dandelion-56946 (1)Qualche tempo fa parlavo una persona che mi ha detto “Non credo alla frase volere è potere”. Personalmente l’espressione mi ha sempre lasciato indifferente. La mia preferita è “sapere è potere” perché, penso, che la conoscenza sia ciò che apre reali scenari di possibilità.
E questa conoscenza può essere al servizio del proprio volere. A maggior ragione quando si tratta di raggiungere obiettivi. 

Vola basso. Fai quello che devi. Sii trasparente. Non rompere.

vola basso fai quello che devi ...L’altro giorno mi sono detta a voce alta “lavorare con le persone potrebbe essere veramente molto semplice se si rispettassero “alcune cose”: vola basso … fai quello che devi … sii trasparente … e … non rompere!”. Poi mi sono detta che queste potrebbero essere “4 leggi fondamentali”: semplici, chiare e difficili da rispettare (come tutte le leggi fondamentali, del resto).

81 esercitazioni esperienziali … ricordi e risate

old-791756Tenendo tra le mani per la prima volta “81 esercitazioni esperienziali per la sicurezza sul lavoro” edito da Franco Angeli,  ho pensato al percorso che mi ha portato a pubblicare questo volume
insieme ai colleghi Daniele Bergamini, Gianluca Celeste, Antonio Corsano, Nicola Corsano, Dina Miglioranzi e Andrea Petromilli.

E’ affiorato un primo ricordo.

Come? Ti occupi anche di sicurezza nei luoghi di lavoro?

slip-up-709045… prima sguardi perplessi e poi … “Come? Ti occupi anche di sicurezza nei luoghi di lavoro? E questo cosa c’entra con quello che fai?”.
Queste sono le domande che mi vengono poste quando vado in azienda o parlo con i miei clienti o in altre occasioni lavorative e dico che mi occupo non solo di comportamentale ma anche di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro. Questa domanda arriva dalle persone che mi conoscono essenzialmente per la parte “comportamentale”. E quindi si chiedono come un coach e/o un formatore “comportamentale” o di quelle che vengono anche definite “materie trasversali” possa occuparsi anche di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro.

Le qualità autentiche

dandelion-445228Da fine estate ho lavorato molto con la teoria di Daniel Ofman sulle qualità autentiche. La trovo “illuminante” nei percorsi di coaching, team coaching ed in ambito formativo, soprattutto quando si parla di feedback e di conflitti relazionali. E trovo particolarmente interessante il punto di partenza di Ofman: il cambio di paradigma. Ovvero il passare dal paradigma A “io contro gli altri” che crea un senso di separatezza tra gli individui, al paradigma B in cui “ogni individuo è considerato l’artefice della propria realtà attuale e futura.

Kolb, sperimentazione attiva e coraggio

unnamedIeri stavo sfogliano le foto che ho sul cellulare e ho trovato questa. E’ una foto scattata qualche mese fa, prima dell’estate, “sull’andare” in pausa a metà pomeriggio durante un corso aziendale. Prima si stava parlando di Kolb e delle fasi del ciclo di Kolb. Un partecipante, prima di uscire dall’aula, mi ha detto “tra la concettualizzazione astratta (CA) e la sperimentazione attiva (SA) bisogna inserire una domanda: quanto coraggio ho?”.

“Le leggi fondamentali della stupidità umana”

books-933333“Questo saggio non è né frutto di cinismo né una esercitazione di disfattismo sociale – non più di quanto lo sia un libro di microbiologia. Le pagine seguenti sono, infatti, il risultato di uno sforzo costruttivo per investigare, conoscere e quindi possibilmente neutralizzare una delle più potenti e oscure forze che impediscono la crescita del benessere e della felicità umana”. Si conclude in questo modo l’introduzione scritta da Carlo Maria Cipolla per il suo saggio “Le leggi fondamentali della stupidità umana”.

“Prima di un capo c’è un uomo”

schneider-1149346Ho chiesto ad una persona “Che capo voi essere?” e la risposta è stata per me ricca di spunti. Così ho deciso di scrivere questo articolo dove riporto tra virgolette alcune frasi che mi sono state dette.

Il capo deve avere un “giusto equilibrio tra autorità e autorevolezza”. “L’autorità è legata al ruolo” ed è funzionale in situazioni in cui, ad esempio, bisogna prendere una decisione in tempi molto stretti. “L’autorevolezza è la capacità di guidare” gli altri e di indicare” loro la direzione.