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Il primo editoriale

Il primo editoriale è un’emozione. Quello scritto per “78PAGINE per il coaching, la formazione e la narrazione” ha un sapore speciale, perché è l’editoriale per una rivista desiderata, voluta e ideata …

“Eccomi qui!

Mi ritrovo a scrivere un editoriale, per una rivista che ho immaginato, desiderato e voluto. E’ strano, per me, farlo. Per anni ho pensato che il mio lavoro avrebbe riguardato la parola. Ho sognato ad occhi aperti, come spesso si fa da adolescenti. Ed io ero adolescente.

Poi sono cresciuta. Ho incontrano persone. Ho fatto esperienze. Ho iniziato a pensare che ciò che sognavo ad occhi aperti dovesse rimanere sogno, perché altro non poteva essere.

Allora, succede altro.

La storia di “La foresta delle illusioni”

La storia del libro inizia un paio d’anni fa.

Era il febbraio del 2015 e io ci scherzo su dicendo che non so chi è stato concepito prima, se il libro o mia figlia. Sembra che gli ormoni della gravidanza producano “strani” effetti e “La foresta delle illusioni” potrebbe rientrare in questi … o forse no.

La scrittura del libro è stata piuttosto veloce: una settimana circa. Semplicemente mi sono messa davanti al computer e ho iniziato a scrivere. Niente scaletta, nessuna trama studiata … niente di niente. Solo parole da scrivere e scene che apparivano del mio immaginario, e che dovevano essere “trasformate” in parole.
Poi si è aperta la questione del “cosa me ne faccio io di questa roba?”, intitolata “opera prima” e non “La foresta delle illusioni”. Mi divertiva avere un file nominato “opera prima”: è un modo per prendersi in giro e poco sul serio.

Il carro del vincitore (ovvero le tendenze umane nel lavoro di squadra)

Ogni tanto Facebook “dona” perle di saggezza. Si tratta di quelle frasi che sono scritte da chi, magari, non conosce teorie e modelli e che possiede la “scuola dell’esperienza”. Una scuola che determina un agire di buon senso e fa comprendere le questioni da un punto di vista molto pratico e che si concretizza con affermazioni di grande lucidità. La “scuola dell’esperienza”, magari, non determina sempre comportamenti funzionali ed efficaci.  Anche se può dare una visione nitida del sentire e del vedere delle persone in merito ad un argomento.
Di gruppi e di team se ne parla tanto (forse fin troppo). Di leadership se ne parla ancora di più.

“Non ancora”, mentalità di crescita e prontezza interiore

balls-1786430Mi chiedo spesso che caratteristiche hanno le “persone brave”. Non le “brave persone”, bensì le “persone brave”: quelle che nel loro operare si dimostrano spesso “eccellenti”. Tanto che chi ha a che fare con loro dice “è bravo / brava davvero”.
E me lo chiedo perché, in ottica di sviluppo personale e della performance, se le competenze da apprendere, bene o male, sono sempre le stesse (con tante sfaccettature, magari) una volta conosciute, fatto un po’ di allenamento, non sembra (almeno teoricamente) così difficile metterle in pratica.

Il castello è mio (ovvero quando il formatore si mette al servizio)

stirling-castle-202103Qualche tempo fa, durante un corso formazione formatori, una partecipante ha usato la frase “il castello è mio” per indicare il ruolo del formatore in aula. Mi è piaciuta l’espressione e l’ho usata in altri corsi formazione formatori proprio per indicare quale deve essere la “posizione” del formatore in aula. Si parla spesso della leadership del formatore e delle sue qualità. Questa frase dà la possibilità di mettere in luce una serie di sfaccettature sul comportamento che “chi fa aula” può agire. E l’atteggiamento non deve essere, a mio avviso, quello del signorotto del castello: ego centrato, che fa sfoggio dei suoi averi e dei territori che ha potuto visitare, che mostra la sua immagine dipinta come segnale di nobiltà, che chiede riverenza da parte di chi in quel castello ci entra.

Due pesi e due misure (ovvero il genere nella percezione delle competenze comportamentali)

stools-690339C’è una cosa che negli anni continua a stupirmi ed è come la stessa competenza, agita nel medesimo modo, sia giudicata in modo anche diametralmente opposto in base al genere di appartenenza del suo attore. Il mio stupore non ha (ancora) la connotazione di biasimo. Il mio stupore si delinea soprattutto come meraviglia e curiosità per il fenomeno. Scrivo soprattutto e non sempre perché esistono anche quelle situazioni in cui avverto un senso di ingiustizia e mancanza di riconoscimento, per chi agisce la competenza, che provocano in me un qualche senso di rabbia. Esistono un’enormità di stereotipi che condizionano percorsi di carriera e la stessa vita delle persone.

Vola basso. Fai quello che devi. Sii trasparente. Non rompere.

vola basso fai quello che devi ...L’altro giorno mi sono detta a voce alta “lavorare con le persone potrebbe essere veramente molto semplice se si rispettassero “alcune cose”: vola basso … fai quello che devi … sii trasparente … e … non rompere!”. Poi mi sono detta che queste potrebbero essere “4 leggi fondamentali”: semplici, chiare e difficili da rispettare (come tutte le leggi fondamentali, del resto).

“Le leggi fondamentali della stupidità umana”

books-933333“Questo saggio non è né frutto di cinismo né una esercitazione di disfattismo sociale – non più di quanto lo sia un libro di microbiologia. Le pagine seguenti sono, infatti, il risultato di uno sforzo costruttivo per investigare, conoscere e quindi possibilmente neutralizzare una delle più potenti e oscure forze che impediscono la crescita del benessere e della felicità umana”. Si conclude in questo modo l’introduzione scritta da Carlo Maria Cipolla per il suo saggio “Le leggi fondamentali della stupidità umana”.