Gratitudine

Ci sono degli autori che quando muoiono lasciano un vuoto. Mi è dispiaciuto sapere della morte di Oliver Sacks e, egoisticamente, ho pensato che non avrebbe più potuto scrivere altre cose e io non avrei più potuto leggere cose nuove scritte da lui.

Quindi, quando mi sono trovata davanti alla copertina di Gratitudine non ho potuto fare altro che acquistare il libro.

Gratitudine è un testo “piccino”, di quelli che negli ultimi anni piacciano a me. In particolare, dopo la nascita di Alice!

Il libro è formato da quattro scritti pubblicati per la prima volta sul “New York Times” tra il luglio 2013 e l’agosto 2015. Sacks racconta della sua malattia e ci sono dei passaggi intensi. Come sempre, scrive in modo semplice e lineare. Va al punto, con quella delicatezza che sempre l’ha caratterizzato.

E’ un autore che amo leggere. E’ una di quelle persone che è in grado di aprire mondi e scenari. E poi, mi riporta ai tempi dell’Università, quando studiavo filosofia.

Nello scritto La mia vita parla dell’unicità delle persone. Un tema “straordinario” in un mondo in cui sembra essere privilegiata la “mediocrazia” e una sorta di “appiattimento” dell’individuo, per farlo assomigliare ad altri, che limita le proprie eccellenze, facendo spesso crescere e vivere esseri umani infelici.

“Quando ce ne saremo andati, non ci sarà più nessuno come noi; d’altra parte nessuno è mai come qualcun altro. Quando le persone muoiono, non possono essere rimpiazzate. Lasciano dei buchi che non possono essere riempiti, perché è destino di ogni essere umano – destino genetico e neurale – quello di essere un individuo unico, di trovare la propria strada, di vivere la propria vita, di morire la propria morte.”

In questo destino di ogni essere umano – mi chiedo – quanti di noi sono consapevoli di essere individui “realmente” unici? Quanti di noi trovano la propria strada e vivono la propria vita? La propria vita, non quella di altri, per altri, voluta da altri …

“Non posso fingere di avere paura. A dominare, però, è un sentimento di gratitudine. Ho amato e sono stato amato; ho ricevuto molto, e ho dato qualcosa in cambio; ho letto e viaggiato e pensato e scritto. Ho avuto un contatto con il mondo, di quel tipo particolare che ha luogo tra scrittori e lettori. Più di tutto sono stato un essere senziente, un animale pensante …”.

Oggi ero al telefono con una persona che era con me alla Facoltà di Filosofia e si parlava di libri che ci hanno fatto commuovere. Ho detto che mi ricordavo di aver pianto leggendo della morte di Socrate, così come l’ha scritta Platone.

In realtà, ora ricordo di essermi commossa anche leggendo questi passaggi. Sarà stato il mio percepire una pace e una serenità, che assomiglia all’aver fatto, in qualche modo, pace con la vita stessa.

E, poi, c’è quell’idea di unicità di ogni individuo che trovo straordinariamente semplice. E’ come dire che non si è unici perché è affermato per fare un complimento, dare coraggio o un rinforzo.

Ogni essere umano è realmente unico per “destino genetico e neurale”. Quando si dice “nessun altro è come te” è veramente così.

Ogni essere umano ha la propria unicità che lo caratterizza, di questo deve essere grato e ha il compito di mettere in atto il proprio, e unico, destino.

Il profumo di un attimo

Il profumo di un attimo è il titolo del libro che Cristian Caregnato ha pubblicato nel 2012.

E’ sopra la mia scrivania da un po’ di tempo e, ogni tanto, lo apro e leggo qualcosa. E’ un libro di poesie, prose liriche e pensieri.

Ed è proprio questo che mi permette di tenerlo sopra la scrivania e leggerne un “pezzetto” aprendo il libro “a caso”.

Cristian nell’Introduzione dell’autore scrive che “Ci sono frequenze che possono essere trasformate in parole, le espressioni mantengono in maniera sottile l’essenza delle emozioni, così da poter riprodurre a comando quegli stati d’animo così speciali. Parole, suoni, colori e profumi si fondono in sacre danze, le sensazioni si intrecciano, i sensi si apprestano a gioire di nuove opportunità.”.

L’aver pubblicato a inizio anno il mio libro mi ha permesso di entrare in contatto con un mondo nuovo, che è quello di chi scrive i libri, li pubblica, li promuove e crede alle parole che scrive e sono scritte. Ho scoperto che c’è chi di professione legge i libri, ci sono moltissimi blog di appassionati di libri, che li recensiscono in modo più o meno garbato. Una miriade di case editrici piccolissime, piccole, medie, grandi, indipendenti … e tantissimi lettori alla ricerca, a volte, di un genere nuovo e diverso rispetto a quello che il grande mondo dell’editoria propone maggiormente. Ci sono persone come me che ancora adorano i libri di carta, che ne sentono la carta, ne ammirano la copertina, che girano e rigirano il libro tra le mani e “vivono” il libro come.

Insomma, dietro al libro c’è un mondo che non mi aspettavo …

Il motivo per cui il libro di Cristian è sopra la mia scrivania è perché abbiamo fatto uno scambio di libri. Io ho spedito a lui La foresta delle illusioni e Cristian a me il suo. Ed è anche per questo che è un libro che ha un sapore speciale. Tanto che, per la manifestazione “Il Veneto Legge” ho deciso di portare con me Il profumo di un attimo e leggere la poesia La pioggia, prima che cada. 

Dopo tanti anni ho letto una poesia a voce alta … e io sono abituata a leggere per me e odio, letteralmente, leggere a voce alta! Credo di aver letto la poesia di Cristian malissimo!

Però, mi è piaciuto leggere una poesia di chi, in un’altra parte del libro, scrive che “Poesia è abbandonare tutto il proprio essere per bagnarsi in un oceano d’eternità.”.

 

 

Una scarpa e uno zoccolo (ovvero deve cambiare tutto ma facciamo in modo che tutto rimanga uguale)

zoccolo cambiamentoRispetto al tema del cambiamento si dice e si scrive molto. Esistono diverse teorie e posizioni. C’è chi sostiene che cambiare è bello, il futuro è oltre la propria zona di comfort, il cambiamento è inevitabile … C’è chi di fronte al cambiamento “si arrende”: se non lo puoi combattere alleati … C’è chi il cambiamento non lo sopporta proprio e lo combatte e ogni volta che sente espressioni del tipo “il cambiamento è bello” gli parte qualche parolaccia dal profondo del cuore.
Indipendentemente dalle posizioni, il cambiamento richiede un impegno di energie, che può essere più o meno grande in base alla propria predisposizione rispetto al tema del cambiamento stesso. C’è chi è spaventato, chi guarda alla cosa con un certo fatalismo, chi si sente galvanizzato dalle nuove sfide … E, per me, non c’è un atteggiamento migliore di un altro. Sono gli eccessi che non portano a nulla di buono.

Due strade trovai nel bosco (ovvero quando si smette di fare qualcosa)

Robert Frost nella sua poesia “La strada non presa” parla di due strade in un bosco e del fatto che, essendo uno solo, deve scegliere di percorrerne una.
La poesia si conclude con un “e questo ha fatto la differenza” o simili, dipende dalle traduzioni.
Mi piace ripetere a voce alta la frase “due strade trovai nel bosco …” e immaginare le due strade: sono i bivi della vita.

Si può pensare di prendere una strada e guardare, con la coda dell’occhio, a quella che si è deciso di percorrere, fino a quando non scompare o ci si accorge di qualcosa che la rende preferibile. Allora si può tornare indietro e percorrere l’altra strada.

Di fatto, non si percorreranno mai entrambe. Se si sceglie una strada, si lascia l’altra. Si afferma una cosa e si nega l’altra. Questo è il tema della scelta, direbbe qualcuno. Perché la scelta non è altro che un negare per affermare o un affermare e negare. Con il pensiero che ci si può essere in qualche modo illusi di aver fatto la scelta giusta o quella sbagliata. La possibilità di verifica non c’è e l’esperienza che permette la certezza non è data.

E poi penso che nel bosco, nel grande bosco che è la vita, la strada che si è lasciato te la puoi trovare davanti nuovamente.

La storia di “La foresta delle illusioni”

La storia del libro inizia un paio d’anni fa.

Era il febbraio del 2015 e io ci scherzo su dicendo che non so chi è stato concepito prima, se il libro o mia figlia. Sembra che gli ormoni della gravidanza producano “strani” effetti e “La foresta delle illusioni” potrebbe rientrare in questi … o forse no.

La scrittura del libro è stata piuttosto veloce: una settimana circa. Semplicemente mi sono messa davanti al computer e ho iniziato a scrivere. Niente scaletta, nessuna trama studiata … niente di niente. Solo parole da scrivere e scene che apparivano del mio immaginario, e che dovevano essere “trasformate” in parole.
Poi si è aperta la questione del “cosa me ne faccio io di questa roba?”, intitolata “opera prima” e non “La foresta delle illusioni”. Mi divertiva avere un file nominato “opera prima”: è un modo per prendersi in giro e poco sul serio.