Si dice che … a fine d’anno si tirano le somme.

Articolo scritto per Il Sestante News 

Rubrica a cura di Alessandra Marconato, Direttore Responsabile di 78PAGINE.


“Ho quarant’anni e sto tirando le somme.”

“Come sta andando?”

“Non lo so. È da qualche mese che sto tirando le somme e devo ancora arrivare al totale”.

“Lo farai il totale?”

“Non lo so”.

Accade di fare conversazioni come questa, discorsi seri collocati in situazioni non sempre formali. Magari si sta chiacchierando in un pomeriggio uggioso, davanti a una tisana e, tra un biscotto e l’altro, si sente una nota diversa (stonata?).

Ci sono delle occasioni che spingono, per un qualche motivo, a fare il punto: compleanni, ricorrenze e i fine d’anno …

Si dice che … la vita è una fregatura

Articolo scritto per Il Sestante News 

Rubrica a cura di Alessandra Marconato, Direttore Responsabile di 78PAGINE.


L’ho letto poco fa.

“C’è poco da fare: la vita è una fregatura”.

Ho cercato il significato del termine fregatura e per la Treccani è imbroglio, inganno, contrattempo dannoso, delusione.

Dov’è l’imbroglio?

Chi inganna? Di chi è l’inganno?

Cosa e quali sono i contrattempi dannosi?

Quali sono le delusioni?

Non ho le risposte e, guardando i regali che dovrò incartare, forse non sono domande da periodo natalizio … sono, comunque, i quesiti che qualcuno ogni tanto si pone. Sono le domande sul senso della vita, a cui si risponde con quello che si sa e con quello che si crede (che non sono esattamente la stessa cosa).

Una risposta possibile è la vita è una fregatura.

Può essere … oppure no.

Si dice che … il tempo non basta mai

Articolo scritto per Il Sestante News 

Rubrica a cura di Alessandra Marconato, Direttore Responsabile di 78PAGINE.


Spesso accade che io faccia conversazioni sul tempo. Conversazioni che a me non piacciano particolarmente, perché la questione del tempo è spesso la punta di un iceberg di temi più complessi.

Le mie conversazioni sul tempo, in particolare, non hanno a che vedere con il tempo oggettivo … per intenderci, quello fatto di giornate da ventiquattro ore, scandite in sessanta minuti, composti di sessanta secondi.

Quello che sfugge alle persone (e anche a me, sia chiaro!) è il tempo soggettivo, inteso come la percezione che noi abbiamo del tempo. L’essere umano si trova all’interno di un continuo temporale, in cui nel presente è tirato tra un passato e un futuro che, magari, vorrebbe poter predire e sa che non può conoscere.

Si dice che … l’erba del vicino è sempre più verde

Articolo scritto per Il Sestante News 

Rubrica a cura di Alessandra Marconato, Direttore Responsabile di 78PAGINE.


Ho letto, da qualche parte, questa frase che mi ha fatto sorridere: “L’erba del vicino è sempre più verde, fino a quando non scopri che è sintetica”.

E’ un modo per vedere un vecchio proverbio da un altro punto di vista.

Si sa che i proverbi tendono ad avere del vero. Non sempre corrispondono a verità assoluta.

L’invidia è ciò che ci fa vedere l’erba del vicino più verde.

L’invidia è una delle emozioni umane più rifiutate. Si sperimenta quando un altro ha qualcosa che noi vorremmo: posizione sociale, qualità personali, cose o altro ancora. Non c’è qualcosa in particolare che genera invidia. Per provare questa emozione basta desiderare qualcosa che qualcun altro ha e che non è in nostro possesso o nelle nostre possibilità attuali.

Si dice che … … l’erba voglio non cresce nemmeno nel giardino del re.

Articolo scritto per Il Sestante News 

Rubrica a cura di Alessandra Marconato, Direttore Responsabile di 78PAGINE.


La favola racconta di un re che diceva, sempre, voglio e mai per favore. Fino a quando non incontrò un’erba che di mettere i propri fiorellini gialli, una volta piantata nel giardino reale, non ne voleva sapere. Allora il re iniziò a chiedere all’erba – per favore – di far sbocciare i propri fiori e l’erba lo fece.

Attraverso questa favola ci viene insegnato a chiedere le cose con buone maniere, a dire “per favore”, “grazie”, “vorrei”, “potrei avere” e molto altro.

Ora non ho nulla in contrario alle regole di buona educazione. Penso che essere gentili e essere scortesi richiedano uno sforzo di energia simile, con risultati diversi. Quello che insegna la favola è proprio questo: chiedere con gentilezza qualcosa a qualcuno lo mette in una disposizione d’animo migliore e può decidere di assecondare i nostri desideri. Perché l’azione dell’altro non è sotto il nostro controllo e sfugge alla nostra volontà. Gli altri non sono obbligati a fare quello che noi chiediamo. Una richiesta prevede una risposta che può essere la negazione o l’affermazione di quanto è chiesto.

Questione diversa è se abbiamo a che fare con il nostro giardino interiore.

Si dice che … non bisogna mollare mai.

Articolo scritto per Il Sestante News 

Rubrica a cura di Alessandra Marconato, Direttore Responsabile di 78PAGINE.


Qualche tempo fa ho letto un libro di Seth Godin, Il vicolo cieco, il cui incipit è “Ho voglia di mollare tutto”. Credo che chiunque, in un qualche ambito della propria vita, abbia sentito il desiderio di mollare tutto, almeno una volta. Penso sia un sentire proprio degli esseri umani, che contrasta con il pensiero diffuso legato al “non si deve mollare mai. Se molli sei un perdente. Se molli non otterrai mai gli obiettivi che ti eri prefissato”. Solo che … esiste un “solo che”, che chiede di prestare attenzione a un “si dice che … non bisogna mollare mai”, che potrebbe essere forviante, portare fuori strada o a sbattere contro un “vicolo cieco”. Allora che ci fa?

Si dice che … nessuno legge più

Articolo scritto per Il Sestante News 

Rubrica a cura di Alessandra Marconato, Direttore Responsabile di 78PAGINE.


Sono più quelli che scrivono, che quelli che leggono. Nessuno legge più. I libri di carta scompariranno. Si sentono spesso queste e altre affermazioni in merito al mondo dei libri e della scrittura. E’ una generalizzazione, supportata da dati, che mostrano una parte delle realtà. Non è vero, in assoluto, che “nessuno legge più”. Sono tornata da pochi giorni dalla fiera del libro di Pisa. La domenica pomeriggio c’era coda alla biglietteria per entrare. Se nessuno legge più, le fiere del libro dovrebbero essere deserte. Se nessuno legge più, non ci dovrebbero essere persone disposte a pagare un biglietto di ingresso per aggirarsi tra banchi pieni zeppi di carta stampata e uscire con borse piene di libri. Si legge ancora e lo si fa in modo diverso. C’è chi apprezza ancora il libro stampato e legge.

Uomo, macchina, trascendenza

Come Direttore di 78PAGINE mi prendo cura delle parole di persone che hanno qualcosa da dire.

Perché ci sono ancora persone che hanno qualcosa da dire, che hanno visione, che vogliono misurarsi per poter migliorare … anche in un modo che sembra spesso configurarsi come una mediocrazia.

Una di queste persone è Raffaele Ciardulli, che, in un articolo scritto per 78PAGINE, afferma “L’umanità non è porzionabile senza danno e si conquista per sottrazione”e parla di uomo e macchina.

Quando ci siamo incontrati con Daniele Nonnato e abbiamo parlato di questo forum le parole di Ciardulli continuavano a rimbalzarmi per la testa … l’umanità non è porzionabile senza danno e si conquista per sottrazione … e, in questo, mi riporto alla dicotomia uomo macchina, la contrapposizione tra uomo e macchina tipica del sentire comune.

Numeri primi

Non adoro particolarmente i social, pur utilizzandoli … diciamo che, come tanti, ho un rapporto conflittuale con i social. Ne parlavo qualche tempo fa con un collega … a volte sembra una gara a chi è più bravo, a chi si inventa un nome nuovo per una cosa vecchia e così via … Se non li usi, però, rischi, in qualche modo, di non apparire o “scomparire” e che il tuo lavoro e i tuoi sforzi non sia conosciuti.
C’è chi sostiene che se non sei sui social non esisti …

Prima di essere riconosciuto devi essere conosciuto. Non si riconosce ciò che non si vede.

Per anni ho lavorato “sodo” e in ombra. E’ stato difficile aprire i social e ancora di più un sito internet. Ultimamente non riesco a scrivere molto, nel mio blog.

Ammiro e invidio chi ha molto da scrivere …

Il primo editoriale

Il primo editoriale è un’emozione. Quello scritto per “78PAGINE per il coaching, la formazione e la narrazione” ha un sapore speciale, perché è l’editoriale per una rivista desiderata, voluta e ideata …

“Eccomi qui!

Mi ritrovo a scrivere un editoriale, per una rivista che ho immaginato, desiderato e voluto. E’ strano, per me, farlo. Per anni ho pensato che il mio lavoro avrebbe riguardato la parola. Ho sognato ad occhi aperti, come spesso si fa da adolescenti. Ed io ero adolescente.

Poi sono cresciuta. Ho incontrano persone. Ho fatto esperienze. Ho iniziato a pensare che ciò che sognavo ad occhi aperti dovesse rimanere sogno, perché altro non poteva essere.

Allora, succede altro.

Parlando di imbarazzo …

“Mi imbarazza un po’ … ” dico.

“Non capisco cosa ti imbarazzi.” è la risposta.

Cosa imbarazza?

Perché scrivere dell’imbarazzo?

Perché, nell’ultimo periodo, è una parola che ho detto più di qualche volta. A volte ho provato l’emozione dell’imbarazzo, altre volte ne ho parlato e basta.

Ho ripreso in mano un libro che avevo studiato ai tempi dell’università, Imbarazzo, vergogna e altri affanni a cura di Valentina D’Urso, per un lavoro che aveva come argomento le emozioni.

Un libro, un bruco e una farfalla

E’ passato ormai un anno dalla pubblicazione del mio libro, La foresta delle illusioni ed è stato, per molti versi, un anno di scoperte.

Ogni scoperta ha portato con sé un forte senso di meraviglia.

Ci sono aspetti dei libri di cui ho sentito parlare e che non conoscevo veramente.

Piergiorgio Reggio lo chiamerebbe quarto sapere: quel sapere che deriva dall’esperienza realmente vissuta e che, solo come tale, può essere compresa fino in fondo. Perché un conto è pensare a cosa ne sarà del proprio libro, un altro è vivere ciò che succede.

Gratitudine

Ci sono degli autori che quando muoiono lasciano un vuoto. Mi è dispiaciuto sapere della morte di Oliver Sacks e, egoisticamente, ho pensato che non avrebbe più potuto scrivere altre cose e io non avrei più potuto leggere cose nuove scritte da lui.

Quindi, quando mi sono trovata davanti alla copertina di Gratitudine non ho potuto fare altro che acquistare il libro.

Gratitudine è un testo “piccino”, di quelli che negli ultimi anni piacciano a me. In particolare, dopo la nascita di Alice!

Il libro è formato da quattro scritti pubblicati per la prima volta sul “New York Times” tra il luglio 2013 e l’agosto 2015. Sacks racconta della sua malattia e ci sono dei passaggi intensi. Come sempre, scrive in modo semplice e lineare. Va al punto, con quella delicatezza che sempre l’ha caratterizzato.

E’ un autore che amo leggere. E’ una di quelle persone che è in grado di aprire mondi e scenari. E poi, mi riporta ai tempi dell’Università, quando studiavo filosofia.

Il profumo di un attimo

Il profumo di un attimo è il titolo del libro che Cristian Caregnato ha pubblicato nel 2012.

E’ sopra la mia scrivania da un po’ di tempo e, ogni tanto, lo apro e leggo qualcosa. E’ un libro di poesie, prose liriche e pensieri.

Ed è proprio questo che mi permette di tenerlo sopra la scrivania e leggerne un “pezzetto” aprendo il libro “a caso”.

Cristian nell’Introduzione dell’autore scrive che “Ci sono frequenze che possono essere trasformate in parole, le espressioni mantengono in maniera sottile l’essenza delle emozioni, così da poter riprodurre a comando quegli stati d’animo così speciali. Parole, suoni, colori e profumi si fondono in sacre danze, le sensazioni si intrecciano, i sensi si apprestano a gioire di nuove opportunità”.

L’aver pubblicato a inizio anno il mio libro mi ha permesso di entrare in contatto con un mondo nuovo, che è quello di chi scrive i libri, li pubblica, li promuove e crede alle parole che scrive e sono scritte.

Una scarpa e uno zoccolo (ovvero deve cambiare tutto ma facciamo in modo che tutto rimanga uguale)

zoccolo cambiamentoRispetto al tema del cambiamento si dice e si scrive molto. Esistono diverse teorie e posizioni. C’è chi sostiene che cambiare è bello, il futuro è oltre la propria zona di comfort, il cambiamento è inevitabile … C’è chi di fronte al cambiamento “si arrende”: se non lo puoi combattere alleati … C’è chi il cambiamento non lo sopporta proprio e lo combatte e ogni volta che sente espressioni del tipo “il cambiamento è bello” gli parte qualche parolaccia dal profondo del cuore.
Indipendentemente dalle posizioni, il cambiamento richiede un impegno di energie, che può essere più o meno grande in base alla propria predisposizione rispetto al tema del cambiamento stesso. C’è chi è spaventato, chi guarda alla cosa con un certo fatalismo, chi si sente galvanizzato dalle nuove sfide … E, per me, non c’è un atteggiamento migliore di un altro. Sono gli eccessi che non portano a nulla di buono.

Due strade trovai nel bosco (ovvero quando si smette di fare qualcosa)

Robert Frost nella sua poesia “La strada non presa” parla di due strade in un bosco e del fatto che, essendo uno solo, deve scegliere di percorrerne una.
La poesia si conclude con un “e questo ha fatto la differenza” o simili, dipende dalle traduzioni.
Mi piace ripetere a voce alta la frase “due strade trovai nel bosco …” e immaginare le due strade: sono i bivi della vita.

Si può pensare di prendere una strada e guardare, con la coda dell’occhio, a quella che si è deciso di percorrere, fino a quando non scompare o ci si accorge di qualcosa che la rende preferibile. Allora si può tornare indietro e percorrere l’altra strada.

Di fatto, non si percorreranno mai entrambe. Se si sceglie una strada, si lascia l’altra. Si afferma una cosa e si nega l’altra. Questo è il tema della scelta, direbbe qualcuno. Perché la scelta non è altro che un negare per affermare o un affermare e negare. Con il pensiero che ci si può essere in qualche modo illusi di aver fatto la scelta giusta o quella sbagliata. La possibilità di verifica non c’è e l’esperienza che permette la certezza non è data.

E poi penso che nel bosco, nel grande bosco che è la vita, la strada che si è lasciato te la puoi trovare davanti nuovamente.

La storia di “La foresta delle illusioni”

La storia del libro inizia un paio d’anni fa.

Era il febbraio del 2015 e io ci scherzo su dicendo che non so chi è stato concepito prima, se il libro o mia figlia. Sembra che gli ormoni della gravidanza producano “strani” effetti e “La foresta delle illusioni” potrebbe rientrare in questi … o forse no.

La scrittura del libro è stata piuttosto veloce: una settimana circa. Semplicemente mi sono messa davanti al computer e ho iniziato a scrivere. Niente scaletta, nessuna trama studiata … niente di niente. Solo parole da scrivere e scene che apparivano del mio immaginario, e che dovevano essere “trasformate” in parole.
Poi si è aperta la questione del “cosa me ne faccio io di questa roba?”, intitolata “opera prima” e non “La foresta delle illusioni”. Mi divertiva avere un file nominato “opera prima”: è un modo per prendersi in giro e poco sul serio.

Tirare i remi i barca (ovvero prendere fiato e osservare)

C’è un tema che mi sta a cuore e di cui parlo spesso: il grit. Il grit è tradotto in italiano con grinta. La parola non rende però a pieno, a mio avviso,  il significato più profondo di grit. Perché è un insieme di più elementi: resistenza, passione, perseveranza, persistenza e resilienza. Il grit è ciò che permette di raggiungere obiettivi a lungo termine.

Il gri è tenere il timone a dritta e andare avanti, nonostante le difficoltà che si possono incontrare. Il grit segna la strada che si sta percorrendo attraverso piccoli e fitti passi.

E’ come dire “non mollare mai”.

E le persone “mollano”.

Il carro del vincitore (ovvero le tendenze umane nel lavoro di squadra)

Ogni tanto Facebook “dona” perle di saggezza. Si tratta di quelle frasi che sono scritte da chi, magari, non conosce teorie e modelli e che possiede la “scuola dell’esperienza”. Una scuola che determina un agire di buon senso e fa comprendere le questioni da un punto di vista molto pratico e che si concretizza con affermazioni di grande lucidità. La “scuola dell’esperienza”, magari, non determina sempre comportamenti funzionali ed efficaci.  Anche se può dare una visione nitida del sentire e del vedere delle persone in merito ad un argomento.
Di gruppi e di team se ne parla tanto (forse fin troppo). Di leadership se ne parla ancora di più.

Un passo indietro

Si dice che “nella vita non si torna indietro neanche per prendere la rincorsa” e, a volte, fare un passo indietro viene associato al tornare indietro.

Vero è che il tempo passato non torna.

E’ anche vero che per osservare le cose da un’altra prospettiva può essere utile fare un passo indietro.Perché fare un passo indietro può permettere di allargare la propria visione delle cose e vedere ciò che prima non si vedeva. E’ una questione di prospettiva. A volte, più vicini si è meno si vede.

“Non ancora”, mentalità di crescita e prontezza interiore

balls-1786430Mi chiedo spesso che caratteristiche hanno le “persone brave”. Non le “brave persone”, bensì le “persone brave”: quelle che nel loro operare si dimostrano spesso “eccellenti”. Tanto che chi ha a che fare con loro dice “è bravo / brava davvero”.
E me lo chiedo perché, in ottica di sviluppo personale e della performance, se le competenze da apprendere, bene o male, sono sempre le stesse (con tante sfaccettature, magari) una volta conosciute, fatto un po’ di allenamento, non sembra (almeno teoricamente) così difficile metterle in pratica.

Cosa c’è di così perfetto che perfetto non è?

sunday-1358907Un paio d’anni fa ho partecipato a due giornate di formazione sullo Shadow Coaching con Donna Karlin, colei che lo Shadow Coaching l’ha inventato.
Sono stati due giorni che ricordo in modo molto vivo. Ero incinta, non sapevo ancora cosa fossero le nausee in gravidanza e mangiavo mandorle come se non ci fosse un domani … ma questa è un’altra questione …
Quello che ricordo bene è anche la capacità di Donna di fare “domande che spostano”, ovvero quelle domande che fanno aprire una breccia nella testa, nel cuore e nella pancia di chi riceve quella domanda. Ed è quel tipo di breccia che può portare ad una risposta che mette insieme il pensare e il sentire.

Il castello è mio (ovvero quando il formatore si mette al servizio)

stirling-castle-202103Qualche tempo fa, durante un corso formazione formatori, una partecipante ha usato la frase “il castello è mio” per indicare il ruolo del formatore in aula. Mi è piaciuta l’espressione e l’ho usata in altri corsi formazione formatori proprio per indicare quale deve essere la “posizione” del formatore in aula. Si parla spesso della leadership del formatore e delle sue qualità. Questa frase dà la possibilità di mettere in luce una serie di sfaccettature sul comportamento che “chi fa aula” può agire. E l’atteggiamento non deve essere, a mio avviso, quello del signorotto del castello: ego centrato, che fa sfoggio dei suoi averi e dei territori che ha potuto visitare, che mostra la sua immagine dipinta come segnale di nobiltà, che chiede riverenza da parte di chi in quel castello ci entra.

E poi si parla di risultati nella formazione …

mercedes-406290Ero ad un convegno qualche giorno fa e ho sentito dire che si può anche smetterla di parlare di metodologie perché i formatori conoscono già tutto quello che si può conoscere sull’argomento e bisogna iniziare a parlare di risultati nella formazione e di ROI (ritorno dell’investimento) … E io ho pensato “ancora con questi risultati nella formazione e con questa storia del ROI. Sono 15 anni che sento parlare di questa cosa e non se ne esce!” Però il tarlo si è insediato nella mia testa e ho cominciato a pensarci (con un certo mio disgusto, ammetto). E ho iniziato a pensare a quando devo acquistare un’auto (lo so che ci si può chiedere cosa ci azzecca un’auto con il ROI. E’ che adoro i paragoni improbabili …).

Volere è potere (e forse non è abbastanza)

dandelion-56946 (1)Qualche tempo fa parlavo una persona che mi ha detto “Non credo alla frase volere è potere”. Personalmente l’espressione mi ha sempre lasciato indifferente. La mia preferita è “sapere è potere” perché, penso, che la conoscenza sia ciò che apre reali scenari di possibilità.
E questa conoscenza può essere al servizio del proprio volere. A maggior ragione quando si tratta di raggiungere obiettivi. 

Due pesi e due misure (ovvero il genere nella percezione delle competenze comportamentali)

stools-690339C’è una cosa che negli anni continua a stupirmi ed è come la stessa competenza, agita nel medesimo modo, sia giudicata in modo anche diametralmente opposto in base al genere di appartenenza del suo attore. Il mio stupore non ha (ancora) la connotazione di biasimo. Il mio stupore si delinea soprattutto come meraviglia e curiosità per il fenomeno. Scrivo soprattutto e non sempre perché esistono anche quelle situazioni in cui avverto un senso di ingiustizia e mancanza di riconoscimento, per chi agisce la competenza, che provocano in me un qualche senso di rabbia. Esistono un’enormità di stereotipi che condizionano percorsi di carriera e la stessa vita delle persone.

Affinità e divergenze tra la maieutica socratica e il coaching

art-1238602Si associa spesso il coaching alla maieutica socratica. La prima volta che ho sentito tale associazione ho deciso di rileggere il primo testo di Platone che ho studiato ai tempi dell’università: il Teeteto.
La prima considerazione che ho fatto è stata che si può paragonare il coaching al domandare di Socrate, principalmente per il fatto che Socrate pone domande.

Staccare il naso dalla lavagna (ovvero cercare la visione d’insieme)

blackboard-209152Conosco una persona che usa spesso questa espressione “non bisogna stare con il naso attaccato alla lavagna. Bisogna fare uno o due passi indietro in modo da vedere l’intera lavagna”. Espressione che, in alcuni momenti, ho sentito trasformarsi in “non bisogna guardare la singola riga del foglio di calcolo. Bisogna guardare l’intero file. Se ci si concentra sulla singola riga si perdono la maggior parte dei dati”.
Credo sia accaduto a tutti di incontrare delle persone e di essere colpiti da alcuni loro modi di dire. Magari queste espressioni non diventano le “proprie espressioni” ma “risuonano” nella testa.

Vola basso. Fai quello che devi. Sii trasparente. Non rompere.

vola basso fai quello che devi ...L’altro giorno mi sono detta a voce alta “lavorare con le persone potrebbe essere veramente molto semplice se si rispettassero “alcune cose”: vola basso … fai quello che devi … sii trasparente … e … non rompere!”. Poi mi sono detta che queste potrebbero essere “4 leggi fondamentali”: semplici, chiare e difficili da rispettare (come tutte le leggi fondamentali, del resto).

81 esercitazioni esperienziali … ricordi e risate

old-791756Tenendo tra le mani per la prima volta “81 esercitazioni esperienziali per la sicurezza sul lavoro” edito da Franco Angeli,  ho pensato al percorso che mi ha portato a pubblicare questo volume
insieme ai colleghi Daniele Bergamini, Gianluca Celeste, Antonio Corsano, Nicola Corsano, Dina Miglioranzi e Andrea Petromilli.

E’ affiorato un primo ricordo.

Come? Ti occupi anche di sicurezza nei luoghi di lavoro?

slip-up-709045… prima sguardi perplessi e poi … “Come? Ti occupi anche di sicurezza nei luoghi di lavoro? E questo cosa c’entra con quello che fai?”.
Queste sono le domande che mi vengono poste quando vado in azienda o parlo con i miei clienti o in altre occasioni lavorative e dico che mi occupo non solo di comportamentale ma anche di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro. Questa domanda arriva dalle persone che mi conoscono essenzialmente per la parte “comportamentale”. E quindi si chiedono come un coach e/o un formatore “comportamentale” o di quelle che vengono anche definite “materie trasversali” possa occuparsi anche di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro.

Le qualità autentiche

dandelion-445228Da fine estate ho lavorato molto con la teoria di Daniel Ofman sulle qualità autentiche. La trovo “illuminante” nei percorsi di coaching, team coaching ed in ambito formativo, soprattutto quando si parla di feedback e di conflitti relazionali. E trovo particolarmente interessante il punto di partenza di Ofman: il cambio di paradigma. Ovvero il passare dal paradigma A “io contro gli altri” che crea un senso di separatezza tra gli individui, al paradigma B in cui “ogni individuo è considerato l’artefice della propria realtà attuale e futura.

Leadership e potere

cat-564202Ci sono molte “definizioni” di leadership. Molti studiosi ne parlano e molti sono i punti di vista. Peter Drucker scrive che leader è qualcuno che ha dei follower. Il Ragazzini, dizionario inglese/italiano, traduce leadership come “comando, direzione, guida; oppure come primo posto, primato, supremazia; infine, come capacità di dirigere, attitudine al comando” e follower come “seguace, discepolo, compagno; oppure persona del seguito, servitore; o ancora, innamorato, spasimante; infine nello sport follower è il sostenitore, il tifoso”. Mi piace la definizione di Drucker … il leader ha dei foller … se non hai chi ti segue, che leader sei?

Kolb, sperimentazione attiva e coraggio

unnamedIeri stavo sfogliano le foto che ho sul cellulare e ho trovato questa. E’ una foto scattata qualche mese fa, prima dell’estate, “sull’andare” in pausa a metà pomeriggio durante un corso aziendale. Prima si stava parlando di Kolb e delle fasi del ciclo di Kolb. Un partecipante, prima di uscire dall’aula, mi ha detto “tra la concettualizzazione astratta (CA) e la sperimentazione attiva (SA) bisogna inserire una domanda: quanto coraggio ho?”.

“Le leggi fondamentali della stupidità umana”

books-933333“Questo saggio non è né frutto di cinismo né una esercitazione di disfattismo sociale – non più di quanto lo sia un libro di microbiologia. Le pagine seguenti sono, infatti, il risultato di uno sforzo costruttivo per investigare, conoscere e quindi possibilmente neutralizzare una delle più potenti e oscure forze che impediscono la crescita del benessere e della felicità umana”. Si conclude in questo modo l’introduzione scritta da Carlo Maria Cipolla per il suo saggio “Le leggi fondamentali della stupidità umana”.

Che cosa è il coaching

dice-1264058 (1)Mi viene spesso chiesto che cosa è il coaching e altrettanto spesso mi trovo in difficoltà nel definire che cosa è. Allora inizio dicendo che è “una forma avanzata di formazione”, che è “l’arte di accompagnare l’altro alla meta”, che è “un rapporto di partnership che consente al Cliente o Partner o Coachee di raggiungere il proprio obiettivo”, che è “una metodologia innovativa che consente in tempi brevi di arrivare all’obiettivo prefissato”, “che è una danza” … Tutte definizioni che ho sentito qua e là a cui attingo secondo necessità. E allora che cosa è il coaching? Potrei dire che è un rapporto fra persone, in cui nessuno ha la risposta corretta e ognuno mette a disposizione le proprie risorse.

“Prima di un capo c’è un uomo”

schneider-1149346Ho chiesto ad una persona “Che capo voi essere?” e la risposta è stata per me ricca di spunti. Così ho deciso di scrivere questo articolo dove riporto tra virgolette alcune frasi che mi sono state dette.

Il capo deve avere un “giusto equilibrio tra autorità e autorevolezza”. “L’autorità è legata al ruolo” ed è funzionale in situazioni in cui, ad esempio, bisogna prendere una decisione in tempi molto stretti. “L’autorevolezza è la capacità di guidare” gli altri e di indicare” loro la direzione.