81 esercitazioni esperienziali … ricordi e risate

old-791756Tenendo tra le mani per la prima volta “81 esercitazioni esperienziali per la sicurezza sul lavoro” edito da Franco Angeli,  ho pensato al percorso che mi ha portato a pubblicare questo volume
insieme ai colleghi Daniele Bergamini, Gianluca Celeste, Antonio Corsano, Nicola Corsano, Dina Miglioranzi e Andrea Petromilli.

E’ affiorato un primo ricordo. Mio padre ha fatto per più di 40 anni il muratore e si è costruito casa con le sue mani all’età di 17 anni: era il 1964. Già vantava 5 anni di esperienza lavorativa come manovale. In Veneto, nelle nostre zone, non era raro iniziare a lavorare a 12 anni o forse prima. Quando è entrato in vigore il D. Lgs 626/94 mio padre è arrivato a casa con un borsone colmo di DPI e il suo commento è stato “Una volta ti potevi ammazzare lavorando. Ora per lavorare ti devi vestire in maschera!”. Il D. Lgs 626 è stato fondamentale per la sicurezza e con questa legge ho iniziato a fare il formatore.

Arrivato il libro fresco di stampa
, ho cominciato a sfogliarlo e mi sono fermata alla seconda esercitazione “Indovina il cartello!”. Ed ecco un altro ricordo. E’ stata una delle prime esercitazioni che ho sperimentato: di una “banalità imbarazzante”, dico sempre io,  e che mi ha dato grandi “soddisfazioni”. Si tratta di associare, attraverso una tabella forme e colori dei cartelli di segnalazione. Mi è venuto in mente di quella volta che un partecipante sosteneva l’esistenza di un cartello di segnalazione triangolare viola, un altro che si ricordava di cartelli fuxia, esagoni e altre stranezze.

Da lì ho pensato all’esercitazione sugli acronimi. MC per molti significava “mese corrente”, “medico curante”, “medico competente” perché ha studiato e sa le cose. RLS per alcuni era “Responsabile Lavoratori Sicurezza” perché “quando si parla di sicurezza uno deve essere responsabile!”. DL non era Datore Lavoro ma Decreto Legge. DPI spesso diventava “Dispositivo Protezioni Indumenti” perché “se non ho il grembiule sporco i miei vestiti.

Confesso che facendo formazione sulla sicurezza e salute nei luoghi di lavoro ho riso veramente tanto.

E’ vero: l’argomento è molto serio. Ciò non toglie che si possa fare formazione sulla sicurezza anche divertendosi.

Ricordo il racconto dello scrittore Andrea Camilleri. Era in treno e una donna stava leggendo un suo libro. Era una delle sue prime pubblicazioni e non era ancora famoso. Si mise ad osservarla e d’improvviso la donna scoppiò in una fortissima risata. Il suo commento è stato che molti si immaginano la scrittura come qualcosa di difficile e che richiede grande sforzo. Se non è così, non è letteratura. Per Andrea Camilleri non è vero: scrivere può essere divertente.

Credo che la stessa cosa valga per la formazione per la sicurezza nei luoghi di lavoro. E’ cosa seria. Se si ride e ci si diverte non è che si impara meno o si prendono le cose meno seriamente. Si sta apprendendo in modo diverso.

Abbiamo scritto il volume perché crediamo in questo e speriamo che sempre più formatori applichino la metodologia esperienziale ad un argomento molto serio come lo è la sicurezza e salute nei luoghi di lavoro.

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